Studio Legale Calandra

From the blog

Pubblicazioni

Violenza sessuale di gruppo: concorso e adesione morale penalmente irrilevante

Il caso trattato dalla Corte riguardava lo stupro di un ragazzo portatore di deficit cognitivo, con particolare riferimento alla posizione di una ragazza che aveva registrato un video della scena di violenza, peraltro pronunciando la frase “troppo forte raga, quell’altro gli sta facendo pure il video“. Il filmato registrato dalla ragazza era poi stato diffuso in rete, mostrando come la violenza sessuale fosse stata compiuta da un gruppo composto da una decina di persone.

Secondo la difesa della giovane, il contegno tenuto dalla prevenuta sarebbe stato quello di una mera adesione morale al progetto criminoso altrui, pertanto penalmente irrilevante.

Secondo la Suprema Corte, invece, il fatto che la ragazza non avesse compiuto materialmente alcun atto violento, non vale ad escludere la sua partecipazione alla condotta tipica prevista dall’art 609 octies c.p., aggiungendo peraltro che, data la configurazione della fattispecie di violenza sessuale di gruppo, anche un contributo morale deve considerarsi come una condotta di partecipazione.

Passando a una più approfondita disamina della summenzionata sentenza, si legge che l’unico motivo di ricorso presentato dalla difesa dell’indagata, verte sulla deduzione del vizio di motivazione e violazione di legge con riguardo all’art. 110 c.p. in relazione all’art. 609 octies c.p. Trascurando la parte di ricorso che verte sulla effettiva presenza in loco dell’indagata, risolta mediante la prova del fatto che la ragazza fosse l’unica donna del gruppo, la difesa ritiene che  proprio la mera presenza sul luogo dell’azione non possa essere stata da stimolo e rafforzamento dell’altrui proposito criminoso, tanto più che la frase a lei attribuita sarebbe stata successiva alla realizzazione del fatto e non sarebbe stata fonte di istigazione. Infatti, l’adesione morale a un proposito criminoso altrui, come già accennato in premessa, è penalmente irrilevante.

La Corte, nel dichiarare inammissibile il ricorso presentato, precisa che “l’indagata è chiamata a rispondere non di concorso in violenza sessuale di gruppo, ma di violenza sessuale di gruppo“, spiega che il reato di cui all’art. 609 octies è una fattispecie autonoma di reato a carattere plurisoggettivo proprio e “richiede per la sua integrazione, oltre all’accordo delle volontà dei compartecipi al delitto, anche la simultanea effettiva presenza di costoro nel luogo e nel momento di consumazione dell’illecito, in un rapporto causale inequivocabile, senza che, peraltro, ciò comporti anche la necessità che ciascun compartecipe ponga in essere un’attività tipica di violenza sessuale, né che realizzi l’intera fattispecie nel concorso contestuale dell’altro o degli altri correi, potendo il singolo realizzare soltanto una frazione del fatto tipico ed essendo sufficiente che la violenza o la minaccia provenga anche da uno solo degli agenti“.

In ragione di ciò, il concorso in tale fattispecie di reato, è configurabile solo in caso di istigazione, consiglio, aiuto o agevolazione da parte di chi non sia materialmente coinvolto nella commissione del reato e non sia presente sul luogo della condotta, poiché in tale ultimo caso si è in presenza di un vero e proprio contributo alla commissione della violenza sessuale di gruppo. Pertanto, il “contributo “morale”, da parte del concorrente che non realizza l’azione tipica, sul luogo e al momento del fatto costituisce una vera e propria condotta di “partecipazione” punita direttamente ai sensi dell’art. 609 octies c.p..

A parere di chi scrive, la sentenza in commento ben si inserisce nel solco tracciato dal legislatore, che nell’introdurre la fattispecie di violenza sessuale di gruppo a seguito dell’incremento dell’allarmante fenomeno sociale, ha configurato tale reato come necessariamente plurisoggettivo proprio, richiedendo la necessaria partecipazione di una pluralità di agenti e assoggettando tutti i compartecipi a sanzione penale.

Proprio in ragione della natura di tale fattispecie, anche le regole del concorso di persone nel reato devono necessariamente mutare e quest’ultima sentenza prosegue nel filone giurisprudenziale che ritiene sì possibile il concorso, ma solo sotto forma di “istigazione” e solo se l’istigatore non è presente sul luogo e al momento dei fatti.

Per quanto riguarda la valutazione di inammissibilità del ricorso, questa verte sul fatto che la difesa dell’indagata ha richiesto alla Cassazione di procedere ad una nuova valutazione del dato probatorio, chiedendo di entrare nel merito della motivazione offerta dal Tribunale delle Libertà, nel punto in cui questo ha ritenuto effettiva la presenza della giovane sul luogo dei fatti. Ritenendo la Suprema Corte che tale motivazione fosse coerente e priva di errori di diritto, ha rilevato l’inammissibilità della richiesta di una diversa valutazione del dato probatorio, in quanto giudizio di legittimità.

Per tale motivo, è stata dichiarata l’inammissibilità del ricorso, ritenendo peraltro che la difesa non fosse esente da colpa nella determinazione di tale causa di inammissibilità e condannando pertanto il ricorrente al pagamento delle spese di procedimento e della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.

 

Avv.ta Elisa Traverso

Riproduzione riservata

Si riceve su appuntamento

Il nostro studio, posizionato sulla più bella via della Superba, è a Vostra completa disposizione tutti i giorni, ventiquattro ore su ventiquattro.Non esiti a contattarci.