Studio Legale Calandra

From the blog

Pubblicazioni

Tentata estorsione o tentata rapina? L’attesa pronuncia della Cassazione!

Con sentenza n. 54874 pronunciata lo scorso 17 novembre 2017, la seconda sezione penale della Suprema Corte ha annullato la sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Genova che aveva confermato la condanna di un soggetto, assistito dall’Avv. Salvatore Calandra,  per “tentata estorsione” (artt. 56 e 629 c.p), accogliendo la istanza difensiva volta alla derubricazione della contestazione nel meno grave reato di tentata rapina.

Prima di affrontare la questione giuridica rilevata dagli Ermellini ricostruiamo brevemente la vicenda

In fatto, nella notte del 1 ottobre 2016 l’imputato, visibilmente ubriaco, avvicinava la persona offesa (che stava svolgendo nelle vicinanze la propria attività lavorativa di pulizia urbana) e le dava una (ed una sola) spinta sul petto chiedendole contestualmente il cellulare, aggiungendo di non chiedere aiuto e di non urlare.

La persona offesa gli rispondeva che non era in possesso di alcun telefono cellulare e si avvicinava alla vetrina di una birreria aperta nelle vicinanze. L’imputato si girava e si allontanava.

Sulla base di tale ricostruzione, la Corte d’Appello genovese confermava la condanna, già emessa dal Giudice di prime Cure, per tentata estorsione, disattendendo la richiesta difensiva di derubricazione della contestazione da tentata estorsione in tentata rapina.

Si ricordi che, in merito al rapporto esistente tra il reato di estorsione ed il reato di rapina, la Suprema Corte ha più volte precisato che la differenza tra tali due reati deve essere individuata nel grado della coartazione subita dalla persona offesa: “ La rapina si differenzia dall’estorsione poiché in essa il reo sottrae la cosa esercitando sulla vittima una violenza o una minaccia diretta ed ineludibile, mentre nell’estorsione emergono gli elementi della coartazione e della consegna, ma non del totale annullamento della capacità del soggetto passivo di determinarsi diversamente dalla volontà dell’estorsore” Cass. Pen. 19.1.2012 n. 14880. In sostanza, mentre nell’estorsione il soggetto passivo “partecipa” alla condotta criminosa, nella rapina, invece, la vittima è soggetto meramente passivo della violenza esercitata dal rapinatore sulla sua persona.

Con la pronuncia de qua, il Collegio d’Appello, così come il Giudice di Prime Cure, nel caso concreto incorrevano però in un macroscopico errore laddove applicavano una valutazione “ex post” circa la possibilità o meno della persona offesa di determinarsi in modo diverso rispetto alla richiesta del soggetto agente.

Pur essendo pacifico che, dopo la richiesta di consegna del telefono da parte dell’imputato la persona offesa  riusciva ad allontanarsi, avvicinandosi ad un locale pubblico nelle vicinanze, facendo così desistere dalla sua azione il primo, tale reazione non poteva e non doveva ritenersi sufficiente per ricondurre la vicenda nell’ambito della fattispecie estorsiva.

Paradossalmente, se davvero dovessimo seguire tale percorso logico, si trasformerebbero in tentate estorsioni tutte quelle fattispecie concrete in cui, durante l’esecuzione di una rapina, la parte offesa accenni ad una reazione, scappando o mettendo in fuga il rapinatore, realizzando così quella diminutio concreta nel grado di coartazione della volontà della p.o..

Nella fattispecie de qua, la difesa aveva sin da subito rilevato come, nel momento specifico della perentoria richiesta del telefono alla parte offesa questa non aveva, nelle intenzioni dell’imputato, nessuna concreta possibilità di autodeterminarsi diversamente.

Cosa dice (e ribadisce) sul punto la Cassazione.

“…l’accertamento dell’idoneità e della direzione non equivoca degli atti del tentativo deve essere svolto sulla base di un giudizio ex ante che tenga conto delle intrinseche connotazioni dell’atto stesso e, quindi, della concreta situazione ambientale in cui l’atto è stato posto in essere nonché nella connotazione storica del fatto, delle sue effettive implicazioni con riferimento alla posizione dell’agente e del destinatario della condotta …  ciò premesso nella fattispecie in esame erroneamente i giudici di merito hanno considerato che la fuga della vittima dopo l’azione violenta e la breve interlocuzione con l’aggressore fossero sintomatici di una ridotta capacità di autodeterminazione. Vero è invece, con valutazione ex ante, che la violenza fisica esercitata unitamente all’intimazione di consegna del telefono risulta diretta alla sottrazione della cosa… 

… Previa riqualificazione del reato contestato in tentata rapina, annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Genova per la determinazione della pena.

Vai alla sentenza.

Avv. Salvatore Calandra

Riproduzione riservata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Si riceve su appuntamento

Il nostro studio, posizionato sulla più bella via della Superba, è a Vostra completa disposizione tutti i giorni, ventiquattro ore su ventiquattro.Non esiti a contattarci.