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Stakeholder Engagement e Analisi di Materialità: perché sono importanti per una gestione strategica

Oggi il termine Stakeholder Engagement è sempre più utilizzato, specialmente con riguardo alla gestione aziendale. Spesso si dice che è una pratica fondamentale per avere una visione completa della propria impresa, di qualunque dimensione essa sia: è proprio così.

Lo stakeholder engagement, ossia l’ingaggio dei portatori di interesse relativi ad una organizzazione, è una pratica che consiste nell’intavolare con gli stessi portatori di interesse, un dialogo costruttivo per individuare, in ultima analisi, quali siano i punti forti e deboli dell’azienda.

L’engagement può essere effettuato su svariate tematiche e può avere differenti finalità, nel presente articolo si tratterà dello stakeholder engagement finalizzato all’effettuazione della c.d. analisi di materialità, ossia il primo e più importante passo verso la redazione di una Dichiarazione Non Finanziaria.

L’engagement dei vari stakeholder è però una pratica che ha un metodo di realizzazione valido per ogni finalità e che suddivisibile in due passaggi: 1) l’individuazione degli stakeholder e 2) l’ingaggio vero e proprio. Nel caso si voglia effettuare l’analisi di materialità, l’ingaggio è successivo alla definizione dei temi che potranno essere definiti come “materiali”.

Individuare correttamente i portatori di interessi è fondamentale, così come lo è comprendere il loro peso, poiché da questo deriveranno sia le modalità di ingaggio sia la lettura dei risultati ottenuti. Dapprima occorre analizzare la propria impresa e stilare un elenco di tutti coloro con cui entra in contatto, ad esempio i clienti (ve ne sono di diverse tipologie o sono tutti uguali?), i fornitori (quanti e quali sono? vi sono rapporti privilegiati?), il terzo settore, organi della Pubblica Amministrazione, comunità locali e ogni altro ente o gruppo con cui l’azienda intrattiene rapporti. Fatto questo, si può redigere la vera e propria mappa degli stakeholder, ossia una matrice in cui su incrocieranno il “livello di influenza” ed il “livello di interesse” dei diversi stakeholder, che verrano quindi catalogati fornendo a ciascuno un diverso peso, ad esempio “essenziali”, “marginali”, “deboli”, “appetibili”.

A questo punto, l’impresa avrà di fronte a sé una platea di interlocutori ben definita rispetto ai quali avrà piena consapevolezza del differente livello di ingaggio che dovrà adottare con ciascuno di essi, oltre ad avere ben chiaro quali sono i portatori di interesse che hanno un maggior valore per i propri affari.

Il passo successivo, è quello dell’analisi di materialità. Questo è un passaggio doveroso qualora si intenda redigere una dichiarazione non finanziaria poiché la stessa necessita dell’individuazione degli aspetti aziendali che hanno un qualche peso e che vengono definiti, appunto, materiali.

Un tema si dice “materiale” se ha una certa rilevanza per l’azienda stessa o per i suoi stakeholder di maggior peso, un esempio di “temi” sono quelli degli Standard GRI, temi specifici di settore o temi suggeriti dagli stessi stakeholder. Non è necessario che il tema sia importante sia per l’azienda che per in portatori di interesse, basta che lo sia per uno dei due, ma la rilevanza deve essere comprovata. La prova si ottiene proprio con l’analisi di materialità, che consente all’organizzazione di comprendere quali siano davvero le tematiche rilevanti da una prospettiva non autoreferenziale che, ove non adottata, è spesso foriera di decisioni commercialmente sbagliate e denota una visione miope, seguita spesso dall’adozione di politiche fallimentari.

Definiamo adesso le modalità di ingaggio. Avendo chiaro il panorama dei portatori di interesse, si possono mettere in atto diverse tecniche per condurre l’engagement, a seconda sia delle risorse che si hanno a disposizione sia del livello di maturità degli stakeholder e della loro preparazione sugli argomenti oggetto dell’ingaggio.

Sostanzialmente, due sono le strade che si possono seguire per l’engagement: a) modalità unidirezionali, quali ad esempio questionari o interviste e b) modalità partecipative, quali ad esempio focus-group o workshop. Le modalità partecipative sono decisamente più impegnative e di difficile gestione, non solo per quanto riguarda la realizzazione dell’ingaggio, ma anche per la lettura dei risultati.

Di fondamentale importanza è che l’analisi di materialità sia intesa dall’impresa non come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza, le cui modalità possono mutare ed evolversi nel tempo, a seconda delle nuove esigenze che si presentano e della sempre maggiore confidenza che si raggiunge nel predisporla.

Una volta compiuto il procedimento di ingaggio, si può infine predisporre la matrice di materialità, incrociando gli elementi che risultano maggiormente rilevanti per l’azienda e quelli di maggior rilievo per gli stakeholder.

Quest’analisi è una vera e propria arma che ogni impresa può utilizzare per comprendere la propria scala di priorità e qui sta la funzione strategica: avere chiaro chi sono i propri stakeholder, dare loro un peso e quindi comprendere, in modo non autoreferenziale, quali siano i temi più rilevanti per l’azienda e per gli stessi stakeholder, consente di adottare politiche commerciali proficue, aprendo nuovi orizzonti e permettendo di tagliare eventuali azioni superflue o dannose. Oltre ad avere una propria autonoma rilevanza, come già precisato, l’analisi di materialità rappresenta il primo step verso la redazione di una DNF ben strutturata ed efficace.

Avv. Elisa Traverso

 

Hai domande, curiosità, sugli argomenti di questo articolo? Vuoi capire come implementare lo Stakeholder Mapping e l’Analisi di Materialità per la tua impresa? Non esitare a contattarmi: avv.elisatraverso@gmail.com – 3397860082

 

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