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SEZIONI UNITE: NON VI E’ DESTREZZA SE LA VITTIMA E’ DISTRATTA .

Lo scorso 12 luglio, con sentenza n. 34090/2017, le Sezione Unite delle Corte di Cassazione si sono pronunciate in merito all’ambito di applicabilità della circostanza aggravante di cui all’art. 625 comma 1 n. 4 c.p.

In particolare, con il quesito di diritto contenuto nell’ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite, si chiedeva : “se, ai fini della configurabilità della circostanza aggravante di cui all’art. 625 n. 4 c.p. (destrezza), occorra una condotta caratterizzata da una speciale abilità nel distogliere l’attenzione della persona offesa dal controllo e dal possesso della cosa o sia sufficiente il fatto di approfittare di una condizione occasionalmente favorevole, o di una frazione di tempo in cui la persona offesa abbia momentaneamente sospeso la vigilanza sul bene posseduto”

Individuare i confini esatti del reato circostanziato riveste un’importanza fondamentale sia per quanto concerne la quantificazione della punto pena sia per quanto riguarda la procedibilità del reato.

Nel corso degli anni, su questo tema si sono fronteggiati principalmente due orientamenti, il cui scontro era alimentato dall’assenza di esplicite definizioni normative all’interno del precetto in esame (art. 625 co. 1 n. 4 c.p.), che rimette all’interprete il delicato compito di precisare il significato ed i confini del termine “destrezza” .

Secondo un primo orientamento, espresso da ultimo dalla Quarta Sezione della Suprema Corte con sentenza n. 20549/2015, affinché si configurasse l’aggravante in esame non era necessario che l’agente facesse ricorso a qualche particolare abilità per compiere il furto essendo sufficiente che lo stesso approfittasse di una situazione “contingentemente favorevole (anche non da lui creata), quale, ad esempio, la momentanea distrazione della persona offesa.

Un secondo orientamento, invece, sosteneva che per configurare l’aggravante della destrezza fosse necessario che l’agente agisse utilizzando una particolare abilità, idonea a sviare l’attenzione della vittima, non essendo sufficiente lo sfruttamento di un normale momento di distrazione.

Le Sezioni Unite hanno confermato la bontà di quest’ultimo orientamento.

La fattispecie all’esame degli Ermellini riguardava il caso di un settantenne, condannato per aver sottratto dal bancone di un bar un computer portatile, approfittando della momentanea distrazione della titolare. L’imputato veniva condannato per furto aggravato dalla circostanza della destrezza. All’udienza di trattazione sul ricorso per Cassazione proposto dal difensore, con il quale si lamentava l’erronea qualificazione giuridica del fatto come furto aggravato anziché come furto semplice, la Quarta Sezione rimetteva la questione alle Sezioni Unite che hanno finalmente dato chiarezza alla questione, risolvendo il contrasto ed affermando che non possa ritenersi sussistente l’aggravante della destrezza quando l’agente approfitti semplicemente di una momentanea distrazione della persona offesa.

Per integrare l’aggravante de qua, secondo quanto precisato dalle Sezioni Unite, è necessario che l’agente utilizzi “prima o durante l’impossessamento del bene mobile altrui” un comportamento “caratterizzato da particolare abilità, astuzia o avvedutezza” che sia idoneo “a sorprendere, attenuare o eludere la sorveglianza sul bene” non essendo sufficiente che l’agente “si limiti ad approfittare di situazioni, dallo stesso non provocate, di disattenzione o di momentaneo allontanamento del detentore”.

E’ necessario, si legge nella parte motiva della sentenza, “che l’agire non si limiti alla mera sottrazione del bene, pur facilitata dall’altrui disattenzione o dalla momentanea assenza, ma riveli connotati di capacità ed efficienza offensiva che incrementino le possibilità di portarlo a compimento ed offendano più seriamente il patrimonio.

D’ora in avanti, pertanto, prima di contestare l’aggravante della destrezza, occorrerà meglio verificare se, effettivamente, il soggetto accusato abbia posto in essere una condotta che, seppure non caratterizzata da una particolare abilità, contenga comunque degli elementi ulteriori (particolare capacità operativa) rispetto al semplice impossessamento, tali da giustificare un aggravamento della pena (escludendo la possibilità di definire il procedimento con la sola remissione della querela).

Vai alla sentenza.

Avv. Salvatore Calandra

Riproduzione riservata.

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