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Responsabilità degli enti ex D.Lgs 231/2001: anche a società unipersonali e fallite.

Con sentenza dello scorso 25 luglio 2017 (n. 49056), la Sesta Sezione della Suprema Corte ribadisce, incidentalmente, alcuni aspetti significativi sulla responsabilità amministrativa degli enti, ex D.Lgs. 231/2001.

La vicenda trae origine dalla contestazione di alcune condotte corruttive (con versamenti si somme illecite in favore di Pubblici Ufficiali) volte all’ottenimento di una modifica della destinazione d’uso di un terreno, di proprietà di una società a responsabilità limitata uni personale (dichiarata fallita al momento durante la celebrazione del processo).

La Suprema Corte interviene a seguito della pronuncia di una sentenza assolutoria, in sede di appello, che ribaltava le condanne inflitte (sia alle persone fisiche che all’Ente) in primo grado dal Tribunale.

Dalla citata sentenza, con riferimento alla responsabilità amministrativa degli enti, si possono trarre sostanzialmente tre principi di diritto.

Il primo afferma l’illegittimità di un automatismo tra assoluzione della persona fisica imputata del reato presupposto ed esclusione della responsabilità dell’Ente per la sua commissione. Il D. Lgs. 231/01, si afferma, ha previsto che “l’illecito amministrativo ascrivibile all’ente non coincida con il reato ma costituisca qualcosa di diverso che addirittura lo ricomprende“.

Il Giudice è chiamato a verificare ed approfondire complessivamente la fattispecie criminosa in contestazione la quale rappresenta un presupposto fondamentale della responsabilità 231, accanto alla verifica del collegamento tra la persone fisica e l’ente (soggetto apicale o subordinato) ed all’interesse e/o vantaggio in suo favore.

Il secondo, precisa che la disciplina del Decreto si applica a tutti i soggetti di diritto non riconducibili alla persona fisica, e ciò a prescindere dall’ottenimento della personalità giuridica nonché dallo scopo di lucro o meno.

Come terzo principio, la Suprema Corte precisa, limitandosi peraltro ad un rinvio a precedenti pronunce degli Ermellini (Casa. Pen. Sez. Un. 11170 del 25.9.14) che il fallimento della società non determina l’estinzione dell’illecito previsto dal D.Lgs. 231/01 o delle sanzioni irrogate a seguito del suo accertamento.

Pur ritenendo correttissimo il percorso logico e giuridico espresso nella sentenza in esame, non può non rilevarsi come la tendenza, nel tempo, sia sempre quella di una maggiore estensione della responsabilità amministrativa degli Enti sia con riferimento al costante incremento delle fattispecie criminose rilevanti (reati presupposto previsti dal Decreto, che ad oggi sono oltre 170), sia nella concreta verifica, da parte degli organi giudicanti, dell’idoneità (o per meglio dire della inidoneità) dei Modelli adottati.

Alla luce di tale tendenza, l’obiettivo principale nell’adozione e nella gestione del Modello deve essere, a parere dello scrivente, un’efficace prevenzione della possibilità di commissione dei reati attraverso un corretto uso degli strumenti di controllo e delle procedure. In caso di commissione del reato, infatti,  contestata la responsabilità (penale-)amministrativa all’Ente, sarà davvero impervia la strada per arrivare ad una pronuncia assolutoria.

Avv. Salvatore Calandra

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