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Prepariamoci a un nuovo adeguamento del Modello 231: il recepimento della Direttiva PIF – UE 2017/1371

Nei primi giorni dello scorso mese di marzo è stato trasmesso dalla Commissione in Senato al Parlamento lo schema di decreto legislativo con il quale si da attuazione della cd. direttiva pif (direttiva UE 2017/1371 – lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale), approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 24 gennaio 2020.

Nove articoli che si pongono all’insegna di un inesorabile processo riformatore volto all’adeguamento delle normative nazionali degli Stati membri alle politiche sovranazionali maggiormente incisive nella materia del diritto penale, per la tutela e la protezione degli interessi finanziari UE.

Lo schema di decreto legislativo introduce delle importanti novità nell’ambito della normativa penale e della responsabilità degli Enti, ex d.lgs. 231/2001, che vengono di seguito riassunte nei principali termini:

  1. inasprisce le pene, portandone il limite edittale massimo fino a quattro anni per i reati previsti dagli art. 316, 316 ter, 319 quater c.p. nonché per il reato di cui all’articolo 2 della legge 23 dicembre 1986, n. 898 (quando il danno o il profitto sono superiori a 100.000 euro), allorquando dagli stessi derivi una lesione degli interessi finanziari dell’Unione Europea;
  2. implementa, ancora una volta, l’art. 322 bis c.p. estendendo la punibilità della corruzione passiva anche ai pubblici ufficiali e agli incaricati di pubblico servizio di Paesi terzi rispetto agli Stati membri dell’Unione Europea o di organizzazioni pubbliche internazionali, quando tali fatti siano stati posti in essere in modo da “offendere gli interessi finanziari dell’Unione”;
  3. in relazione al delitto di truffa aggravata (art. 640 co.2 n. 1), l’Unione Europea viene equiparata allo Stato italiano quale parte lesa sia ai fini della pena che della procedibilità d’ufficio;
  4. introduce la punibilità, anche nella forma del tentativo, per i reati di dichiarazione infedele, di dichiarazione fraudolenta mediante fatture e dichiarazione fraudolenta compiuti anche nel territorio di un altro Stato facente parte dell’Unione al fine dell’evasione dell’IVA, per un valore non inferiore ai dieci milioni di euro;
  5. introduce un’aggravante specifica per i reati di contrabbando previsti nel Titolo VII, Capo I, del D.P.R n. 43 del 1973 (artt. 282 e ss.) che vengono puniti (oltre che con la multa prevista per le singole fattispecie) anche con la reclusione da tre a cinque anni quando l’ammontare dei diritti di confine dovuti è superiore a centomila euro;
  6. viene integrato il catalogo di reati presupposto per la responsabilità 231/2001 con l’introduzione, all’art. 24 del Decreto, del reato di frode nelle pubbliche forniture (356 c.p.) e del reato di appropriazione indebita o distrazione di fondi comunitari, commesso da chi “mediante l’esposizione di dati o notizie falsi, consegue indebitamente, per sé o per altri, aiuti, premi, indennità, restituzioni, contributi o altre erogazioni a carico totale o parziale del Fondo europeo agricolo di garanzia e del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale”. L’Unione Europea è inserita tra i soggetti ai danni dei quali è compiuto il reato che dà origine alla responsabilità dell’ente;
  7. viene integrato il catalogo di reati presupposto per la responsabilità 231/2001 con l’introduzione, all’art. 25 del Decreto, del peculato (art. 314, comma 1, c.p.), del peculato mediante profitto dell’errore altrui (art. 316 c.p.), dell’abuso d’ufficio (art. 323 c.p.). Per tali reati non viene specificato che deve trattarsi di fattispecie lesive degli interessi finanziari dell’Unione;
  8. viene integrato il catalogo di reati presupposto per la responsabilità 231/2001 con l’introduzione, all’art. 25 quinquiesdecies del Decreto, del comma 1-bis che richiama i delitti di dichiarazione infedele, omessa dichiarazione e indebita compensazione (previsti dal D.lgs. 74/2000 sui reati tributari) commessi anche in parte nel territorio di un altro Stato membro dell’Unione europea allo scopo di evadere l’Iva, se l’ammontare dell’evasione non è inferiore a 10 milioni di euro;
  9. viene integrato il catalogo di reati presupposto per la responsabilità 231/2001 con l’introduzione dell’art. 25-sexiesdecies che prevede la responsabilità dell’Ente in relazione alla commissione dei reati di contrabbando di cui al D.P.R. n. 43 del 1973, con sanzioni differenziate a seconda che i diritti di confine dovuti eccedano o meno i centomila euro, soglia oltre la quale la lesione degli interessi finanziari dell’Unione viene ritenuta considerevole.

Sebbene non sia ancora in vigore, è plausibile ritenere che sia solo una questione di tempo e che lo schema di decreto esaminato rimarrà sostanzialmente invariato nella sua forma definitiva.

Per gli Enti che abbiano già provveduto ad adottare un Modello Organizzativo di Gestione e Controllo ai sensi del D.Lgs 231/2001 occorrerà, pertanto, procedere ad una implementazione della valutazione delle aree di rischio in relazione alle nuove fattispecie di reato introdotte (Risk Assessment) per poi procedere alla eventuale gestione dei nuovi rischi riscontrati (Risk Management) al fine di porsi al riparo dalle responsabilità derivanti dalla commissione di possibili illeciti.

Nell’alveo di quel processo avviato su scala internazionale già da diverso tempo, lo studio e gli interventi diretti e mirati alla fase preventiva rispetto al rischio di commissione delle fattispecie illecite si collocano in una posizione strategica di gran lunga preferibile rispetto agli interventi di gestione postuma di un evento reato. Le differenze sono facilmente immaginabili anche rispetto all’eventuale impatto (economico, finanziario, reputazionale) sull’Ente di un evento 231 non previsto.

L’adozione di un MOGC 231/2001 non è (ancora) obbligatoria per le imprese ma, per chi non vi avesse provveduto, si vuole offrire uno spunto di riflessione. Decidere di investire sull’implementazione dei propri strumenti di  Corporate Governance permette di puntare ad un  miglioramento delle performance aziendali con una contestuale mitigazione dei rischi (sanzionatori e giudiziari) derivanti da un accadimento di rilevanza 231. Tale processo può essere perseguito anche attraverso degli interventi di adeguamento progressivo alla normativa, che possono essere dilazionati nel tempo seguendo un criterio di priorità rispetto alle caratteristiche della singola realtà aziendale.

Avv. Salvatore Calandra

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