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Per riformare la sentenza di assoluzione è sempre necessaria la rinnovazione istruttoria (anche in abbreviato)!

E’ questo il principio sancito dalle Sezioni Unite della Suprema Corte con sentenza n. 18620, depositata lo scorso 14 aprile 2017, con la quale è stato risolto un contrasto giurisprudenziale formatosi in ordine all’applicabilità, anche nei casi di giudizio abbreviato non condizionato, dell’obbligo in capo al Giudice di appello che voglia riformare una sentenza di condanna, di disporre la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale.

La tesi contrapposta, sostenuta da ultimo dalla Terza Sezione della Cassazione, si fondava su di una pretesa illogicità del principio secondo il quale si dovrebbe  “obbligare il giudice di appello a ricondurre nei canoni propri di un giudizio dibattimentale il rito speciale attraverso un contatto diretto con la fonte di prova dichiarativa che il giudice di primo grado non ha avuto per espressa scelta dello stesso imputato.”

Le Sezioni Unite, al contrario, hanno ritenuto di confermare il diverso orientamento (già espresso con la sentenza Dasgupta – Sent. 27620/16 SS.UU), fondato su di un’interpretazione Costituzionalmente orientata del canone “oltre ogni ragionevole dubbio“, non mancando peraltro di mantenersi in linea con l’indirizzo tenuto dalla Corte EDU.

Applicando correttamente tale canone, le Sezioni Unite precisano come un’eventuale rivisitazione in appello di una sentenza di assoluzione, in senso peggiorativo, necessiti il sostegno di una “forza persuasiva superiore“, capace appunto di far cadere ogni ragionevole dubbio. “Mentre la condanna presuppone la certezza della colpevolezza” si precisa, per l’assoluzione è sufficiente “la mera non certezza della colpevolezza“.

Tale assunto appare, oltre che pienamente condivisibile, ancorato ad un’interpretazione intrisa di quelle garanzie di rango costituzionale già enunciate e condivise agli albori della nostra Carta Costituzionale (art. 24 e 27 Cost), e precisate nel corso dell’evoluzione sociale e normativa (in una direzione chiaramente europeista). Ci si riferisce, ovviamente, all’avvenuta “costituzionalizzazione del giusto processo“, ex art. 111 Cost., in forza del quale “il dubbio sull’innocenza dell’imputato può essere superato … solo impiegando il metodo migliore per la formazione della prova“.

Avv. Salvatore Calandra

Riproduzione riservata.

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