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Per la Suprema Corte, l’errore di persona non esclude il vincolo della continuazione

Interessante  sentenza, odierno oggetto di analisi (Sent. n. 4119/2019), pronunciata dalla Prima Sezione della Cassazione Penale, depositata in cancelleria il 28 gennaio 2019.

In tale arresto, la Corte si è pronunciata circa la possibilità di applicare l’istituto della continuazione a più reati, alcuni dei quali commessi in danno di un soggetto diverso rispetto a quello originariamente designato dall’agente.

Nel caso di specie, il ricorrente ha lamentato la mancata applicazione della continuazione rispetto a due casi di omicidio, commessi dal prevenuto in quanto affiliato ad un’associazione mafiosa, le cui vittime sono state, per errore, soggetti differenti rispetto a quelli voluti.

La Corte d’Assise d’Appello, cui era stata formulata la richiesta di continuazione, ha fondato il proprio diniego sull’assenza di una “continuazione orizzontale” tra i vari omicidi commessi, in ragione proprio dell’errore di persona rilevato in due di questi, oltre che sull’assenza di “continuazione verticale” tra alcuni di questi omicidi e l’adesione all’associazione mafiosa in quanto sarebbe stata carente, proprio al momento dell’adesione all’associazione stessa, una programmazione originaria di tali delitti.

La Cassazione ha annullato l’ordinanza della Corte ritenendo che, in sede di decisione circa l’applicazione dell’istituto della continuazione tra diversi reati, sia da considerare esclusivamente la sussistenza della “continuazione orizzontale”, poiché sono solo i c.d. reati scopo dell’associazione che debbono essere considerati ai fini della valutazione della sussistenza del medesimo disegno criminoso al tempo della loro commissione.

Inoltre, con specifico riguardo alla censura mossa al mancato riconoscimento dell’unicità del disegno criminoso relativa a reati commessi con aberratio ictus (ossia errore di persona), la Cassazione ha affermato che, in questi casi, il momento volitivo della commissione del reato rimane inalterato e pertanto si può riconoscere la continuazione. Ciò perché nell’aberratio ictus, l’errore viene ad esistenza esclusivamente nel momento dell’esecuzione del reato e non prima, mentre il reato veniva ideato e voluto: si tratta di un mero errore materiale in fase esecutiva.

In accordo con tale lettura, la stessa Cassazione richiama le precedenti pronunce in tema di art. 82 c.p. (aberratio ictus) in accordo con la lettera della norma, in cui si precisa che “l’accertamento dell’elemento psicologico del reato deve essere effettuato con riferimento alla persona nei cui confronti l’offesa era diretta (e non a quella effettivamente lesa)“. Pertanto, il dolo necessario per il reato deve essere sussistente nei confronti della vittima designata e, solo successivamente, con una fictio iuris lo si trasla sull’effettivo soggetto leso.

Seguendo tale interpretazione, la Corte ha già ritenuto applicabile ai reati commessi su persona diversa da quella voluta l’istituto della premeditazione ed ha ritenuto configurabile il concorso morale, proprio perché tale tipo di concorso viene in essere nel momento volitivo precedente alla materiale esecuzione del reato.

Sulla base di tali presupposti, la Prima Sezione ha statuito che “non vi è perciò ragione di negare la configurabilità dell’unitarietà del disegno criminoso che fonda la disciplina del reato continuato, allorché uno dei reati facenti parte dell’ideazione e della programmazione unitaria abbia avuto un esito aberrante rispetto all’originaria determinazione delittuosa, in quanto per un mero errore esecutivo l’evento voluto dall’agente si sia verificato in danno di una persona diversa da quella alla quale era rivolta l’offesa: tale evenienza non muta, infatti, i termini dell’accertamento dell’elemento psicologico richiesto per l’integrazione della continuazione, che deve riguardare la riconducibilità a una comune e unitaria risoluzione criminosa del fatto – reato così come in origine programmato, il cui contenuto volitivo, attuativo di quella risoluzione, rimane uguale e non subisce alcuna modifica per il solo fatto che l’oggetto materiale della condotta è accidentalmente caduto su una persona diversa“.

Alla luce di tale ragionamento, la Cassazione ha annullato l’ordinanza emessa dalla Corte d’Assise d’Appello e ha rinviato a tale Giudice il procedimento per un nuovo esame.

Riproduzione riservata

Avv. Elisa Traverso

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