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Nuove modifiche al D.Lgs. 231/2001 ma nessun nuovo reato presupposto.

In attesa di una tanto sperata riforma organica, il Legislatore è nuovamente intervenuto sul D.Lgs. 231/2001, ma questa volta non per incrementare l’elenco dei reati presupposto ai fini della contestazione della responsabilità dell’ente.

Nello specifico, questo intervento si colloca nell’alveo di una norma – il Decreto Legislativo 19 marzo 2024, n. 31 – già pubblicato in Gazzetta Ufficiale e che entrerà in vigore dal 4 aprile 2024 che contiene le “Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, di attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l’efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari“.

I recenti complessi normativi, tra cui primeggia la c.d. Riforma Cartabia – da cui originano le presenti correzioni – hanno infatti apportato numerose modifiche al Codice di Procedura Penale e, di riflesso, tutte le disposizioni  che ad esso fanno riferimento o si ispirano devono riportare i necessari adeguamenti.

Ecco quindi le modifiche al Decreto 231/2001 – racchiuse nell’art. 7 del summenzionato decreto –  che saranno vigore dal mese prossimo:

  1. all’art. 59 del D.Lgs. 231/2001, nel primo comma, il riferimento all’art. 405 del Codice di Procedura Penale, viene sostituito con il riferimento all’art. 407 bis dello stesso codice, che stabilisce forme e termini dell’inizio dell’azione penale, così come introdotto dalla c.d. Riforma Cartabia;
  2. all’art. 61 comma 1, primo periodo del Decreto, le parole “risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere in giudizio la responsabilità dell’ente“, vengono sostituite da “non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna dell’ente“. In questo modo anche l’udienza preliminare che tratta di reati commessi da – e contestati a – enti è conforme ai nuovi dettami di procedura riguardanti le valutazioni che il GUP deve compiere per decidere se proseguire o meno l’azione penale.

Quest’ultima modifica, onestamente, risulta quindi poco pregnante per l’operatore pragmatico del Diritto penale che si occupa anche di processi per responsabilità degli Enti ma essa è ovviamente molto utile per mantenere tutto il panorama normativo conforme agli stessi principi e ben allineato sulle questioni di procedura.

Avv. Salvatore Calandra

 

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