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Non conosciamo mai il valore dell’acqua finché il pozzo non si prosciuga (Thomas Fuller)

Il tema dell’acqua potabile è piuttosto ostico, anche in un Paese come l’Italia, in cui ci sono molte zone dove i residenti sono costretti ad acquistare l’acqua in bottiglia perché quella del rubinetto non è potabile o gradevole da bere.

Al di là della diatriba sulla necessità o meno che un bene come l’acqua sia gestito dallo Stato o da privati, tema nel quale non entreremo, la possibilità di avere a disposizione acqua potabile e pulita nelle proprie abitazioni e negli edifici pubblici è senza dubbio auspicabile e anche molto gradita all’ambiente.

Anche in questo caso, può sorgere la tentazione di considerare il tema come distante. Eppure se si considera che nel nostro Paese il 41,4 % dell’acqua immessa annualmente negli acquedotti va sprecata (Fonte ISTAT 2015) e che le falde sono costantemente minacciate da agenti inquinanti, allora l’argomento diventa cogente in modo diretto per chiunque.

La possibilità di avere a disposizione acqua potabile e pulita nelle proprie abitazioni e negli edifici pubblici è senza dubbio auspicabile e anche molto gradita all’ambiente

Lo stesso ragionamento si può compiere con riguardo all’igiene personale, che è strettamente correlato all’accesso all’acqua.

Il diritto all’acqua e all’igiene (in inglese Human Right to Water and Sanitation -HRWAS-) è stato riconosciuto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2010. Il goal 6 tratta il tema dell’acqua, come sempre, in modo onnicomprensivo, considerando -al pari degli strumenti di diritto internazionale che di questo tema si occupano – i diritti di accesso all’acqua e all’igiene come due facce della stessa medaglia.

Ma cosa significa esattamente avere diritto di accesso all’acqua e all’igiene, in luoghi in cui acqua pulita non ve ne è o ha un costo spropositato?

Il diritto all’acqua sancisce che tutti devono avere accesso ad acqua sufficiente, sicura, di qualità accettabile, fisicamente accessibile e conveniente per uso personale e domestico.

Il diritto all’igiene invece dà diritto a tutti di avere un accesso fisico e conveniente alla pulizia e all’igiene, in tutti gli ambiti della vita, che sia sicuro e socialmente e culturalmente accettabile, oltre che offrire privacy e garantire dignità di chi ne sta beneficiando. 

L’Agenzia delle Nazioni Unite UN Water riporta alcuni fatti davvero sorprendenti sui benefici derivanti dall’uso di acqua pulita: nelle aree urbane, per esempio, per ogni dollaro investito in acqua potabile, più di tre dollari vengono risparmiati in costi sanitari e aumentata produttività. Nelle aree rurali il rapporto è addirittura di 1 a 7 dollari. Lo stesso può dirsi nel caso di investimenti in igiene e sanificazione, dove per ogni dollaro investito, il risparmio collettivo è stimato in cinque dollari.

Il diritto all’acqua sancisce che tutti devono avere accesso ad acqua sufficiente, sicura, di qualità accettabile, fisicamente accessibile e conveniente per uso personale e domestico

Nonostante questo, oggi, 2,2 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua pulita e potabile, mentre 4,2 miliardi di persone curano la propria igiene in contesti o con pratiche non idonee. Con riferimento a questo secondo aspetto, non si pensi che si tratti esclusivamente di paesi in via di sviluppo! Urinare per strada è purtroppo ancora troppo comune nel nostro paese, con conseguenze igieniche disastrose. Lo stesso può essere detto per le basilari pratiche igieniche e addirittura anche per l’idratazione personale: pur in presenza di un sistema idrico accessibile sono ancora molte le persone che scelgono di bere esclusivamente bevande zuccherate, altamente nocive per la salute e dall’elevato costo ambientale. Ancora una volta quindi, non è l’esistenza di un diritto a fare sì che il cambiamento avvenga, ma le scelte e i comportamenti individuali di ciascuno.

Infatti, gli strumenti di diritto internazionale, europeo e nazionale esistono; ciò che sembra mancare invece è il rispetto per la preziosa risorsa che l’acqua dolce rappresenta per il pianeta e tutti gli esseri viventi su di esso. Molti ricorderanno i tragici eventi del Delta del Niger, che hanno portato alla distruzione della falda acquifera con cui la popolazione degli Ogoni si sostentava e supportava le proprie attività agricole e il proprio bestiame. A causa della sregolata estrazione di petrolio in quelle zone, le acque -prima potabili e pulite- vennero inquinante da alcune importanti multinazionali, privando quindi gli Ogoni della prima risorsa necessaria per la vita. Dopo decenni, ancora oggi, le acqua del Delta del Niger sono inservibili per la consunzione umana, da allevamento ed agricola, in ragione della sistematica violazione delle norme che regolano l’estrazione sicura di combustibili fossili.

Gli strumenti di diritto internazionale, europeo e nazionale esistono; ciò che sembra mancare invece è il rispetto per la preziosa risorsa che l’acqua dolce rappresenta per il pianeta e tutti gli esseri viventi su di esso

Passando ai singoli target del goal 6 ed alle iniziative che possono essere prese dal singolo per raggiungere anche questo importante obiettivo, troviamo come primo traguardo l’ottenimento, entro il 2030, dell’accesso universale ed equo all’acqua potabile per tutti. Il primo passo da compiere è comprendere il reale valore che l’acqua ha per la vita e, di conseguenza, agire per preservarla. Si può iniziare valutando l’utilizzo di acqua nella supply chain, verificare quali politiche in merito hanno i propri partner commerciali, provvedere a fornire acqua potabile e sanificata nella propria azienda, magari installando filtri ai rubinetti o dotandosi di un distributore di acqua alla spina.

Il secondo target, fa riferimento all’obiettivo di ottenere eque ed universali condizioni igieniche, con particolare riguardo alle persone che versano in condizione di vulnerabilità e alle donne. Un’iniziativa per raggiungere questo target è organizzare un audit interna tra i dipendenti, per verificare quanti di loro hanno a disposizione acqua potabile e sanificata. Un altro elemento rilevante, riguarda la possibilità per le donne di gestire in modo igienico il loro ciclo mestruale: le toilette dell’azienda sono adeguate a questo scopo, favoriscono una corretta igiene personale e consentono alle donne di utilizzare agevolmente strumenti come la coppetta mestruale o assorbenti biodegradabili/compostabili, per evitare al contempo la produzione di rifiuti?

Il terzo target riguarda l’inquinamento dell’acqua, sia dal punto di vista del rilascio di sostanze nocive, sia da quello della liberazione in ambiente di acque utilizzate per processi produttivi e non sanificate. Questo target mira anche ad instaurare un procedimento virtuoso di riciclo dell’acqua e di riduzione degli scarichi. Le aziende che utilizzano acqua nella loro catena produttiva possono verificare sprechi, livello di sanificazione e provvedere al riciclo, chi invece non utilizza acqua, può adoperarsi per la sensibilizzazione dei propri dipendenti/collaboratori sul tema. La riduzione dello spreco di acqua deriva anche da piccoli gesti quotidiani e se ci fermiamo un secondo a riflettere su quante volte al giorno apriamo un rubinetto, in casa o al lavoro, ci rendiamo subito conto di quanto le nostre singole azioni abbiano un peso.

La riduzione dello spreco di acqua deriva anche da piccoli gesti quotidiani e se ci fermiamo un secondo a riflettere su quante volte al giorno apriamo un rubinetto, in casa o al lavoro, ci rendiamo subito conto di quanto le nostre singole azioni abbiano un peso

Nel quarto target si affronta il tema dell’efficienza nell’uso di acqua e nella corretta redistribuzione per evitare che vi siano zone con scarsità di questa preziosa risorsa.

Un passo da compiere è certamente quello di calcolare la water footprint della propria attività. Oltre a questo, si può operare un monitoraggio annuo su tubazioni e scarichi, per verificarne l’efficienza e risparmiare anche su eventuali perdite, oltre a sensibilizzare sul tema tutta la propria supply chain e dotare la propria impresa di strumenti per evitare lo spreco di acqua.

Il quinto target riguarda la gestione integrata delle risorse idriche, compresa quella transfrontaliera se necessario. In questo campo, la singola impresa ha un ruolo che può essere quello di informarsi sulla provenienza esatta dell’acqua utilizzata in azienda e provvedere ad un monitoraggio circa lo stato della falda, cooperando con il gestore per un corretto ed efficiente sfruttamento delle risorse e chi si trova in posizione di confine può con più facilità adoperarsi circa la gestione transfrontaliera.

Un potente strumento può essere la creazione di una rete tra le imprese che attingono dalla stessa falda per condividere gli strumenti e le idee per un migliore utilizzo dell’acqua.

Dato che ogni azienda, per quanto piccola, utilizza in qualche modo dell’acqua, è per tutti possibile “adottare” un ecosistema, magari in collaborazione con l’università locale o con centri di ricerca

Il sesto ed ultimo target si occupa della protezione e dell’eventuale ripristino degli ecosistemi legati all’acqua. Dato che ogni azienda, per quanto piccola, utilizza in qualche modo dell’acqua, è per tutti possibile “adottare” un ecosistema ed occuparsene, magari in collaborazione con l’università locale o con centri di ricerca: da queste commistioni nascono spesso partnership che arrecano vantaggio ad entrambe le parti, oltre che alla comunità. Ovviamente anche la collaborazione con le amministrazioni per una corretta gestione degli ecosistemi è proficua, così come il porre la giusta attenzione ai propri impatti sul mondo intorno a noi.

Proponiamo ora il consueto questionario, per un’auto-verifica sul proprio impegno nel raggiungimento del sesto goal dell’Agenda.

Avv. Elisa Traverso

Prof. (contr.) Isabella Querci

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