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Modello Organizzativo e Report Agenda 2030: punti di contatto

Come abbiamo accennato in diversi articoli precedenti, il Modello Organizzativo ex D.Lgs. 231/2001 rappresenta uno strumento centrale nel sistema di compliance integrata per le imprese e presenta, per sua natura, le giuste caratteristiche per costituire il tronco da cui si irradiano gli ulteriori strumenti di analisi e reportistica aziendale.

Nel presente contributo, si approfondisce il legame che intercorre tra il Modello Organizzativo e l’Agenda 2030, per meglio comprendere come, attraverso una buona investigazione preliminare ai fini della compilazione del primo, si possa avere un’ottima base di partenza per giungere ad implementare le strategie e redigere un report sulla seconda.

Come ormai appare chiaro agli addetti ai lavori, il nuovo concetto di azienda la identifica come  un organismo “vivente” complesso e integrato nell’ambiente in cui opera, un soggetto del diritto che sta muovendo passi decisi per delineare sempre meglio la sua identità nel mondo giuridico. Altra caratteristica dell’impresa, che la accomuna molto al soggetto giuridico “persona fisica”, è la sua instabilità, ossia l’attitudine ad abbracciare il cambiamento, sia per effetto della normativa e dell’ambiente esterno cui si deve adeguare, sia per la sua fisiologica evoluzione interna.

Nell’ambito di questo continuo mutamento, la governance e la compliance svolgono un ruolo centrale perché sono la guida e lo strumento attraverso cui l’evoluzione può avvenire in modo organizzato e senza cagionare danni all’intero “organismo”.

Il tema della sostenibilità è uno di quei vettori su cui le imprese si stanno muovendo per la loro evoluzione e l’Agenda 2030 dell’Onu è certamente un’ottima guida per non perdersi nel caos che, purtroppo, ancora caratterizza questo argomento tanto cruciale quanto vasto.

Uno dei fattori maggiormente presenti in questo caos è certamente il concetto di rischio, che si sostanzia nelle problematiche derivanti dalle infrazioni alla legge, dal mancato rispetto di direttive, dal farsi trovare impreparati al mutamento della tecnologia o dal non essere sufficientemente pronti a reagire di fronte alle crisi che si stanno facendo sempre più frequenti sul mercato.

Il Modello Organizzativo è lo strumento principale per la gestione del rischio e pertanto è ontologicamente votato ad essere il fulcro del percorso evolutivo aziendale, anche sotto il profilo della creazione di un business sempre più sostenibile e sempre più in linea con le tematiche ESG, che si stanno facendo prepotentemente strada come elementi essenziali per l’impresa e richiesti dal mercato.

Una buona governance, quindi, deve essere in grado di leggere queste evoluzioni e di indicare rapidamente la giusta direzione all’impresa mentre la compliance è lo strumento che glielo permette e che consente di recepire all’interno della struttura aziendale tutte le innovazioni e gli aggiustamenti necessari, arginando così la molteplicità di rischi che potrebbero derivare.

Una forma di risk assessment trasversale permette di avere una visione maggiormente chiara ed ampia delle aree di rischio, di individuare le debolezze e i punti di forza comuni alle diverse attività e, non ultimo, di risparmiare sui costi di gestione.

In particolare, mediante la creazione di un Modello Organizzativo cucito addosso all’impresa (c.d. tailor made) e alle sue esigenze, si avrà immediatamente una panoramica completa che consentirà di effettuare un’analisi su obiettivi e target dell’Agenda 2030, parametrati all’azienda e alla sua concreta attività. Mediante l’analisi dei vari rischi di commissione dei reati presupposto, infatti, è possibile individuare su quali dei goal e dei target si è più forti e su quali si è invece  ancora deboli, consentendo di valutare, dati alla mano, l’impatto su di essi e stabilire di conseguenza le giuste strategie da implementare.

La stessa creazione del Modello Organizzativo, con alla base la fondamentale presenza di un Codice Etico, anch’esso caratterizzante l’impresa, contribuisce al raggiungimento di alcuni dei goal dell’Agenda 2030, in particolare i numeri 8, 9, 13, 16 e 17. La parte speciale, poi, con  l’analisi del rischio di commissione dei reati, permette di indagare con precisione sui vari reati presupposto, per vedere su quali obiettivi l’azienda impatta maggiormente.

Il MOG è quindi uno strumento potenzialmente idoneo ad offrire molteplici utilità all’impresa e si inserisce a pieno titolo anche nel percorso diretto alla creazione di un business sempre più sostenibile, stabile e consapevole dell’impatto e dell’apporto dell’azienda nel contesto sociale in cui si inserisce.

Lo Studio, possedendo competenze sia in materia 231 sia in materia Sostenibilità e Agenda 2030, è in grado di offrire appropriata consulenza in questi settori, applicando gli strumenti della compliance integrata e rapportandoli alle esigenze dell’impresa.

Avv.ta Elisa Traverso

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