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Rating di Legalità, Modelli 231 e buona governance

L’introduzione del Rating di Legalità, da parte del D.L. n. 24 del 2012, ha contribuito a indirizzare le imprese italiane in quell’alveo ricco di affluenti che, a livello mondiale, si occupa della diffusione e valorizzazione della cultura della legalità nei mercati e premia le organizzazioni virtuose.

Leggendo la Delibera AGCM n. 24075 del 12.11.2012 – il Regolamento Attuativo del Rating – ci rendiamo conto di come quest’ultimo strumento sia legato a doppio filo ai Modelli Organizzativi 231.

Le imprese che hanno sede nel territorio nazionale, con un fatturato minimo di due milioni di euro risultante dal bilancio regolarmente approvato nell’anno precedente a quello della domanda e che siano iscritte da almeno due anni nel registro delle imprese o nel Repertorio delle notizie Economiche e Amministrative, possono accedere alla richiesta di attribuzione del Rating, che consiste nell’assegnazione simbolica di un punteggio espresso in stellette (da un minimo di una ad un massimo di tre), passando per un punteggio intermedio, consistente in un + per ogni requisito raggiunto: una volta raggiunti tre + si avrà una stelletta aggiuntiva.

Se si naviga sul sito dell’AGCM nel settore riguardante il Rating di Legalità, all’interno del quale ci si può registrare per inoltrare la domanda di attribuzione del Rating, si può agevolmente verificare che attualmente ci sono 11.182 imprese coinvolte nel sistema di assegnazione di questo punteggio che permette di ottenere svariati benefici: da quello reputazionale a quello più tangibile dell’agevolazione nell’ottenimento dei finanziamenti.

Fatta questa necessaria premessa, passiamo adesso ad analizzare come il possesso e l’effettiva attuazione di un Modello Organizzativo ex d.lgs. 231/2001 può essere valutato ai fini dell’attribuzione di un punteggio più alto in sede Rating di Legalità.

Il D.lgs. 231/2001 è citato molte volte nel regolamento attuativo del Rating, sia per quanto riguarda la redazione del Modello Organizzativo, sia per quanto riguarda la violazione dei reati presupposto. Questo pare del tutto ragionevole: tale strumento si presta bene a verificare gli standard di legalità dell’impresa e a chiarire l’importanza attribuita dall’ente alla corretta gestione della propria governance e del proprio business, anche  attraverso la costante analisi interna dell’organizzazione, creata per stabilire e ridurre il livello di rischio di commissione dei reati presupposto e a diffondere la cultura della legalità al suo interno anche attraverso mirati corsi di formazione somministrati ai propri dipendenti e dirigenti.

Nello specifico, per vedersi riconosciuto il requisito inerente al possesso del MOG, l’impresa deve non solo fornire la data di adozione del Modello da parte dell’organo deliberante, ma deve dimostrare la valida ed efficace attuazione del Modello, il quale deve essere conforme ai dettami del D.lgs. 231/01: deve essere comprensivo dell’adozione di un Codice Etico, deve prevedere un adeguato sistema disciplinare, deve aver nominato un Organismo di Vigilanza professionale, autonomo e indipendente.

Il D.lgs. 231/01 assume rilievo anche per la sua funzione di antidoto alla commissione dei reati presupposto, circostanza che può rivelarsi ostativa al rilascio o al mantenimento del Rating a seguito di istanza di rinnovo. In particolare, per l’attribuzione del Rating è indispensabile che nei confronti dell’impresa non siano state pronunciate sentenze di condanna, neanche a seguito di patteggiamento, né che siano state adottate misure cautelari con riguardo agli illeciti amministrativi dipendenti dai reati del Decreto 231. Da tale motivo ostativo è possibile prescindere solo se l’impresa dimostra la propria completa ed effettiva dissociazione dalla condotta realizzativa i reati che impediscono il rilascio del Rating, tenuta dalle figure indicate nell’art. 2 c. 2 lett. a) e b) del Regolamento Attuativo.

Si precisa che, ai fini del diniego di attribuzione del Rating, è sufficiente essere stati destinatari di un Decreto Penale, di una condanna anche per applicazione della pena su richiesta delle parti (c.d. patteggiamento) o di una sentenza non ancora passata in giudicato, se riguardanti reati citati nel Regolamento Attuativo, quindi tutti provvedimenti anche non definitivi, ma che assumono un’importanza decisiva. Si rileva peraltro che, così come  avviene per il privato cittadino, anche per l’ente è possibile richiedere la riabilitazione, quindi per le imprese è possibile che il Rating venga rilasciato a seguito del trascorrere di 5 anni dal giudicato e della sussistenza dei requisiti indicati nel Regolamento Attuativo.

La trasversalità degli effetti positivi riconducibili all’adozione del Modello Organizzativo, fondati sostanzialmente sulla costruzione di una buona Governance interna, è riconducibile a quei presidi essenziali connaturati ad esso tra i quali: l’adozione di un sistema di deleghe, la segregazione di funzioni, la formalizzazione di un organigramma, l’adozione di un codice etico, l’adozione di policy anticorruzione, AML, privacy. L’attenzione alla propria struttura interna pertanto, dispiega i suoi effetti positivi anche al di fuori dal suo settore di stretta applicazione, ad esempio in materia di redazione del bilancio di sostenibilità, ed anche per quanto concerne il Rating di Legalità si afferma come strumento naturalmente idoneo ad ottenere migliori risultati.

Come più volte ricordato, ancora una volta il MOG dimostra una valenza che va oltre la sua funzione specifica, già di per sé importante, volta alla prevenzione della commissione dei reati, rappresentando un “modo di essere ed operare” dell’impresa, diretta all’ottenimento di qual successo sostenibile richiesto dalle Istituzioni, dal mercato, dagli istituti di credito, e che sempre più rappresenta il presupposto per l’ottenimento di diversi vantaggi tangibili.

Avv. Salvatore Calandra

Avv.ta Elisa Traverso

 

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