Studio Legale Calandra

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MAE: prima del “ne bis in idem” occorre il riconoscimento della sentenza straniera.

Il numero dei Mandati di Arresto Europei (MAE) è in costante aumento presso i Tribunali Italiani e i Giudici si trovano quindi ad affrontare le questioni pratiche della sua disciplina.

MAELa vicenda affrontata dallo Studio Legale Calandra coinvolge un cittadino rumeno, attualmente in stato di detenzione per una condanna definitiva, in conseguenza del riconoscimento di una sentenza proveniente dalla Romania tramite MAE, raggiunto da un ulteriore Mandato d’Arresto Europeo.

Il condannato si trova dunque in stato di detenzione in Italia, quindi sono già state svolte le procedure di controllo dei requisiti per poter procedere a tale esecuzione, in conseguenza della manifestazione di volontà di scontare la condanna nel territorio italiano. Nel caso di specie, si tratta di una condanna per corruzione, commessa in diverse occasioni alla frontiera rumena, attraverso molteplici dazioni di denaro al pubblico ufficiale di frontiera. Il nuovo MAE si fonda su un provvedimento di condanna, per un singolo fatto di corruzione, che si è verificato essere già ricompreso tra gli episodi di cui alla sentenza sottesa al precedente MAE. Ci si trova quindi in un caso di scuola di duplice condanna penale per lo stesso fatto.

Il ne bis in idem, all’interno del procedimento penale ordinario italiano, è una condizione che va rilevata immediatamente, impedendo l’apertura della fase processuale, ma come affrontare la questione in caso di MAE? In tale ultima situazione, infatti, il Giudice italiano prima di potersi concentrare sulla sussistenza o meno del bis in idem, dovrà decidere sulla eseguibilità della sentenza straniera in Italia, poiché solo dopo la positiva risoluzione di tale problematica la legge italiana può essere applicata al giudicato, permettendo così alla Corte d’Appello delegata di entrare nel merito della vicenda oggetto della condanna.

La Giurisprudenza, sia di merito che di legittimità, ha quindi dovuto trovare un iter procedurale congruo e che garantisse la corretta applicazione delle norme italiane e comunitarie.

Due sono state le tematiche di maggiore interesse pratico: il riconoscimento della sentenza penale straniera ed in particolare la possibilità che tale atto potesse essere o no implicito nella decisione in merito all’esecuzione in Italia del provvedimento estero ed infine il corretto percorso da seguire in caso di impedimenti radicali all’esecuzione della pena, quali il ne bis in idem, che bloccano il procedimento penale proprio nella sua fase embrionale.

Dapprima, con la sentenza n. 982/2015 della Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione è stato affrontato il tema del riconoscimento delle sentenze straniere ai fini dell’esecuzione in Italia delle condanne conseguenti al MAE. In questa sentenza, il Supremo Collegio ha definito il principio di diritto in base al quale “quando la Corte di Appello dispone, ex art. 18 lett. r) della legge 69/2005, l’esecuzione nello Stato italiano della pena inflitta da uno Stato europeo aderente alla Decisione quadro 2008/909/GAI, deve applicarsi la disciplina del D.Lvo 161/2001“. Tale assunto fa riferimento al principio di reciproco riconoscimento delle sentenze in materia di pene privative della libertà personale e lo ritiene applicabile anche al MAE.

In base a questo principio, nel caso di respingimento della consegna del cittadino europeo raggiunto dal MAE, dovendosi eseguire in Italia una sentenza straniera, è necessaria l’applicazione della disciplina in materia di riconoscimento delle sentenze, non essendo possibile ritenere sussistente detto riconoscimento implicito nel rigetto della richiesta di consegna.

Tale pronuncia di Cassazione trova applicazione anche nel caso in cui sussista un’ipotesi di ne bis in idem che emerga dal contenuto del Mandato di Arresto Europeo di cui si chiede l’esecuzione.

In questi casi dunque, la Corte d’Appello delegata alla trattazione del procedimento dovrà dapprima espletare tutte le normali procedure in tema di MAE e, solo successivamente, potrà procedere a rilevare il bis in idem e di conseguenza revocare la sentenza da eseguire in Italia per tale ragione.

Nel caso trattato dallo Studio Legale Calandra, come già indicato, era stata richiesta l’esecuzione di una condanna per fatti di corruzione. Giunto il MAE alla conoscenza della Corte d’Appello di Genova, il Collegio si è trovato a dover procedere nei confronti di un cittadino rumeno che stava scontando in carcere una pena detentiva già conseguente al riconoscimento di una precedente sentenza derivante, già oggetto di MAE emesso per numerose fattispecie di reato, tra i quali quello oggetto del nuovo mandato d’arresto.

La procedura seguita dalla Corte, una volta portata a conoscenza della problematica circa la sussistenza di un ne bis in idem, è stata quella di percorrere il normale iter che viene seguito per ogni MAE, ossia: 1) la richiesta all’imputato in merito alla volontà di scontare la pena in Italia o di essere riconsegnato al proprio Paese d’origine; 2) la verifica in ordine ai requisiti per poter eseguire la pena in Italia (in questo caso pacificamente sussistenti in quanto era in corso di esecuzione un altro MAE precedente); 3) il riconoscimento della sentenza straniera di condanna. Solo dopo questo iter procedurale è stata possibile la revoca della sentenza riconosciuta per conflitto con il principio del ne bis in idem vigente nell’ordinamento italiano.

Nonostante possa apparire in prima battuta eccessivamente tortuoso, tale progressione garantisce il rispetto quelli che sono i principi normativi italiani e comunitari, nonché le interpretazioni che ne ha dato il Giudice della nomofilachia, giungendo alla legittima revoca della sentenza di condanna solo al termine della regolare procedura in materia di MAE.

Avv. Salvatore Calandra e Avv. Elisa Traverso

Riproduzione riservata. 

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