Studio Legale Calandra

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L’atto introduttivo non tradotto costituisce impedimento di forza maggiore all’impugnazione.

Restituire la libertà ad un soggetto al quale è stata ingiustamente tolta è una delle soddisfazioni più grandi per un avvocato penalista.

La vicenda, decisa dal Tribunale di Ancona lo scorso 26 settembre 2019 trova origine in un episodio accaduto circa dieci anni prima.

  • il giorno 25 dicembre 2009 il Sig. …, cittadino tedesco, veniva tratto in arresto per violazione dell’art. 12 co. 3 lett. d) D. Lgs 286/1998. Già nel verbale di arresto e nel verbale di perquisizione era espressamente indicato che il Sig. … non comprendeva (né comprende oggi) la lingua italiana, tanto che si da atto che il contenuto dei verbali gli veniva tradotto in inglese dal verbalizzante Ass.te C. …;
  • gli atti d’indagine sopra indicati erano, peraltro,  stati acquisiti al fascicolo per il dibattimento all’udienza del 15.4.2010;
  • il giorno successivo, 26 dicembre 2009, il Sig. veniva scarcerato su ordine del Pubblico Ministero e, in quell’occasione, il medesimo veniva invitato ad eleggere domicilio ex 161 co. 3 c.p.p. Anche quest’atto veniva  redatto esclusivamente in lingua italiana e, nel corpo dello stesso, si da atto che “il verbale e la scarcerazione è stato spiegato all’interessato in lingua inglese per il tramite del detenuto … e lo stesso ha dato segno di aver ben compreso il significato dell’atto sopra esteso”.
  • Il Sig. …, pertanto, faceva rientro in Germania, dove lo stesso vive con la propria famiglia, ed ha regolare attività lavorativa.
  • Il 3 febbraio 2010 veniva emesso decreto di Giudizio Immediato, redatto unicamente in lingua italiana, e notificato sia al difensore di ufficio in proprio che quale domiciliatario del prevenuto, con fissazione dell’udienza al successivo 15 aprile 2010;
  • all’udienza del 15 aprile 2010, dopo aver dichiarato la contumacia dell’imputato, il difensore di ufficio eccepiva tempestivamente la mancata traduzione del decreto di citazione a giudizio (decreto di giudizio immediato) ma il Tribunale, si legge sul verbale di udienza, testualmente, “ritiene che l’eccezione vada respinta”, senza nulla aggiungere né a verbale né successivamente in sentenza;
  • Il Pubblico Ministero, a questo punto, rinunciava al teste e le parti formulavano le proprie conclusioni non prima, si legge in sentenza che il difensore prestasse il consenso all’utilizzo degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero al fine della decisione;
  • Il Sig. … veniva così condannato dal Tribunale alla pena di anni tre e mesi quattro di reclusione e 10.000 euro di multa, peraltro sulla base della confessione contenuta all’interno del verbale di arresto (anch’esso ovviamente redatto in lingua italiana e senza la presenza di un interprete);
  • L’estratto contumaciale della sentenza di primo veniva notificato presso lo studio del difensore di ufficio;
  • Il difensore di ufficio presentava appello avverso la sentenza di primo grado riproponendo, come primo motivo di doglianza, l’eccezione di nullità del decreto di giudizio immediato sulla base della sua mancata traduzione in una lingua conosciuta al prevenuto, ossia la lingua tedesca.
  • In data 9 aprile 2013 la Corte di Appello di Ancona, dopo avere dato atto che l’imputato straniero era pacificamente alloglotta, confermava la sentenza di primo grado. Nella parte motiva di tale sentenza si legge (non senza qualche imbarazzo), con riferimento alla valutazione del motivo di gravame concernente la nullità dell’atto introduttivo per mancata traduzione dello stesso, “…vanno richiamati tutte le adeguate argomentazioni con le quali il Tribunale di Ancona ha già disatteso tale eccezione…” “…dovendosi ribadire che qualora un imputato straniero alloglotta si ponga nella condizione di non ricevere personalmente gli atti processuali allora egli non subisce alcuna lesione concreta dei suoi diritti per effetto della loro mancata traduzione”;
  • anche l’estratto contumaciale della sentenza di appello veniva notificato presso il difensore d’ufficio.
  • In data 3 agosto 2019, mentre il Sig. … si trovava presso il porto di Genova con la propria famiglia per imbarcarsi in occasione delle vacanze estive, ignaro del procedimento penale celebratosi nei propri confronti, veniva attinto dall’ordine di esecuzione sopra emarginato ed accompagnato presso la Casa Circondariale di Genova. Ovviamente, l’ordine di esecuzione era redatto nella sola lingua italiana.

Una volta ricevuto l’incarico, dunque, lo Studio Legale Calandra si recò ad Ancona per acquisire le copie degli atti e, studiato il fascicolo, propose immediato incidente di esecuzione ex art. 670 c.p.p. con contestuale istanza di remissione in termini ex art. 175 c.p.p.

Si eccepiva, sostanzialmente, la nullità dell’atto di elezione di domicilio, datato 26 dicembre 2009 e redatto unicamente il lingua italiana e si chiedeva, contestualmente, la restituzione nel termine per proporre impugnazione avverso la sentenza di condanna, sulla base della mancata traduzione della stessa e della notifica presso l’invalido domicilio eletto.

L’udienza veniva fissata per il giorno 25 settembre 2019 nanti il Tribunale di Ancona in composizione collegiale.

Il giorno successivo, il Sig. … veniva scarcerato e rimesso in libertà, essendo stata accolta l’istanza di restituzione nel termine per impugnare sulla base del seguente assunto, contenuto nell’ordinanza emessa dal Tribunale: ” la mancata traduzione dell’atto introduttivo del processo di primo grado e della sentenza di condanna emessa hanno determinato un caso di forza maggiore ex art. 175 c.p.p., con conseguente impedimento, per il condannato, di proporre impugnazione avverso le sentenze di merito emesse nel corso del giudizio.”

Stiamo preparando, adesso, un corposo atto di appello.

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Avv. Salvatore Calandra

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