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La sentenza degli Ermellini, il sequestro preventivo diretto e per equivalente, la duplicazione di garanzie

Con sentenza n. 9380 depositata il 9 marzo 2020, la Terza Sezione della Suprema Corte ha confermato la legittimità del sequestro preventivo finalizzato alla  confisca per equivalente (in relazione alla  contestazione di reati tributari) sui beni degli amministratori di una società sulla base di un’asserita impossibilità ad eseguire il sequestro preventivo diretto sui beni della società poiché già sottoposti ad altro sequestro preventivo in relazione alla medesima vicenda ma al diverso reato (realizzato con le medesime condotte) di bancarotta fraudolenta.

Tra le altre contestazioni, i ricorrenti sul punto lamentavano una indebita duplicazione di garanzie.

La Corte argomenta affermando che l’esistenza della mera possibilità potenziale che dal primo sequestro preventivo dei beni societari possa essere disposta (all’esito del giudizio) una confisca o, altrimenti, un mantenimento del provvedimento a fini conservativi sia sufficiente per ritenere configurata l’ipotesi di impossibilità a procedere al sequestro diretto del profitto del reato tributario.

In tal modo è da considerarsi  legittimo il provvedimento di sequestro per equivalente sui beni degli amministratori.

Ciò, peraltro, anche se il valore dei beni sottoposto a  sequestro diretto sia sufficiente a soddisfare le pretese relative ad entrambe le contestazioni.

 

Avv. Salvatore Calandra

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