Studio Legale Calandra

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La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica (A. Olivetti)

L’industrializzazione inclusiva e sostenibile, insieme all’innovazione e alle infrastrutture, può liberare forze economiche dinamiche e competitive che generano occupazione e reddito. Esse svolgono un ruolo chiave nell’introduzione e nella promozione di nuove tecnologie, facilitando il commercio internazionale e consentendo un uso efficiente delle risorse. Tuttavia, il mondo ha ancora molta strada da fare per sfruttare appieno questo potenziale.

La crescita della produzione globale è in costante calo, anche prima dello scoppio della pandemia COVID-19. 

L’innovazione e il progresso tecnologico sono spesso fondamentali per trovare soluzioni durature alle sfide economiche, ambientali e sociali: in ragione di ciò, esistono numerose iniziative di finanziamento, tanto a livello nazionale quanto a livello internazionale volti a supportare iniziative in questo senso. Sicuramente, l’innovazione e la tecnologia sono aspetti dello sviluppo capaci di catalizzare grande interesse, e grandi interessi.

Non di meno, ci piace provare a riflettere in questa occasione su alcuni passaggi del Goal 9 che forse sono meno percepiti di altri. Quando l’Agenda incoraggia l’innovazione e la promozione dell’industria, le qualifica: esse devono essere sostenibili, con tutte le considerazioni che derivano da questa caratteristica, ancora poco diffusa nel mondo industriale. Come in altri casi, su scala regionale, è l’Unione europea a farsi ‘paladina’ della sostenibilità, incoraggiando con misure specifiche progetti industriali o di ricerca green.

Lo stesso può dirsi dell’innovazione, così come delle infrastrutture, che l’Agenda auspica essere ‘resilienti’: la crescita come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi di certo non risponde a questi requisiti. La crescita smisurata delle Tech companies (aziende nel settore dell’informatica avanzata) e l’arretratezza spesso diffusa del settore agroalimentare, che ancora ricorre a tecniche e sostanze di risaputa nocività, soprattutto in quei contesti dove vi sono meno regolamentazioni e controlli, danno la misura dell’asimmetria dell’innovazione applicata all’industria, e alla sostenibilità.

Un settore fortemente riguardato dal presente Goal è quello dei trasporti. Se, da un lato, si è reso opportuno valutare il grado di progresso nel Goal 9 attraverso la metrica della ‘percentuale di popolazione delle aree rurali che ha accesso a una strada a meno di 2 km di distanza’, dall’altra molti di noi fino a pochi mesi fa sono stati cittadini iper-mobili, tra spostamenti per lavoro e viaggi di piacere.

Questi semplici dati, aiutano a riflettere sulle profonde divergenze che esistono nell’applicazione dell’Agenda 2030, sia dal punto di vista geografico (cittadini che non hanno accesso a strade versus cittadini cd. frequent flyers, sia dal punto di vista sociale (stabile crescita di piccole imprese sostenibili versus difficile adattamento del mondo industriale alle stesse considerazioni).

Il cuore del Goal 9 è quindi proprio l’impresa modernamente intesa, ossia una organizzazione non più appiattita solo sulla propria attività commerciale, ma portatrice di interessi che trascendono il mero profitto, perseguendo anche valori sociali ed etici attraverso i quali migliorare la performance. Dai 5 target di questo Goal trasuda lo spirito della CSR (Corporate Social Responsibility) che tende ormai ad essere centrale nell’imprenditoria, ed il concetto di Responsible Research and Innovation, un argomento forse ancora poco dibattuto a livello locale, ma che sta acquisendo sempre maggiore rilevanza a livello internazionale. L’RRI è uno strumento per procedere all’innovazione all’interno dell’impresa coinvolgendo tutti i portatori di interesse, valutando l’accessibilità delle scoperte effettuate e privilegiando un sistema di disclosure tra imprese, invece che di chiusura. Le dimensioni attraverso cui si esplica l’RRI sono: uguaglianza di genere, condivisione, public engagement, educazione scientifica, etica, sostenibilità ambientale, trasparenza e sicurezza, una visione olistica del progresso e della necessità che tutti vi prendano parte ed ottengano i relativi benefici.

Tornando al Goal 9, il suo primo target affronta il tema delle infrastrutture, della loro innovazione finalizzata al benessere delle persone ed al supporto dell’economia, mantenendo l’attenzione sull’accessibilità, che deve essere il più generalizzata possibile. La singola impresa, in un ambito così specifico e che spesso esula dalle sue competenze specifiche, può adoperarsi per segnalare le problematiche delle infrastrutture di cui si serve per il proprio business e quelle che eventualmente siano rilevate dai dipendenti/collaboratori nel tragitto che li conduce dalla loro casa al posto di lavoro. Una particolare attenzione può essere posta su quelle infrastrutture utilizzate da donne e ragazze, focalizzandosi sulla loro sicurezza. Anche solo il fatto di segnalare i punti deboli delle infrastrutture esistenti, magari facendo rete con le imprese limitrofe per verificare se anche loro riscontrano le stesse problematiche, è un passo importante verso l’innovazione, la messa in sicurezza ed il progresso.

Nel secondo target ci si propone di promuovere l’industrializzazione inclusiva e sostenibile, volta alla crescita del prodotto interno lordo ed al suo raddoppio nei Paesi in via di sviluppo. Questo è il target in cui ciascuna impresa può fare di più, in quanto è sufficiente porre in essere politiche di Corporate Social Responsibility, ciascuno secondo le proprie possibilità, per raggiungere questo particolare traguardo. La CSR, attenta al lato ambientale e sociale della sostenibilità, è un importante strumento per implementare azioni concrete volte all’inclusione sociale, al rispetto dei diritti dei lavoratori, al rispetto dell’ambiente. Naturalmente ciascuna impresa ha le sue peculiarità e i propri conti economici da far quadrare, ma un impegno in questa direzione, se adottato con la giusta lungimiranza, avrà certamente un ritorno non solo dal punto di vista reputazionale, ma anche economico. Per questo target, è utile anche instaurare partnership con il settore pubblico per dare forza ad un commercio sostenibile ed inclusivo, lavorando sulle value chains che hanno, per loro natura, un’estensione nazionale.

Il terzo target si prefigge di raggiungere l’inclusione nel mercato di piccole e piccolissime imprese, soprattutto in Paesi in via di sviluppo, garantendo loro l’accesso ai necessari finanziamenti ed al credito. Questo target si può raggiungere, ad esempio, rivolgendosi ad istituti bancari che, per loro politica interna, si dedicano a finanziare e ad appoggiare il piccolo commercio. Un’altra possibilità è quella di creare network tra piccoli imprenditori per diventare, tutti insieme, più forti ed aumentare il proprio potere sul mercato. Inoltre, poiché in questo campo il potere politico ha un forte peso, è utile ingaggiare un dialogo costruttivo con le amministrazioni locali, statali ed europee perché tengano nella giusta considerazione anche coloro che non sono colossi dell’industria.

Il quarto target torna sul tema delle infrastrutture e si occupa del miglioramento di quelle preesistenti per renderle sostenibili. Questo traguardo esula spesso dalle competenze di ciascuna impresa, ma ciò che si può fare è agire sull’utilizzo che si fa delle infrastrutture, ossia studiare su nuove tecnologie per rendere sempre meno inquinante il trasporto delle merci o per trovare nuove soluzioni di trasporto. Si può inoltre provvedere al tracciamento delle proprie emissioni derivanti dal trasporto delle materie prime e poi del prodotto finito, per individuare i punti su cui si può intervenire. Infine si può cercare di ridurre l’utilizzo delle infrastrutture implementando politiche di economia circolare per ridurre materialmente la quantità di merce e di rifiuti in circolazione.

Da ultimo, il quinto traguardo è quello di rafforzare la ricerca scientifica, ovunque e con particolare riguardo ai Paesi in via di sviluppo e di implementare la percentuale di ricercatori. Questo argomento è ben noto in Italia, un Paese dove la ricerca è spesso vista come una spesa invece che come un investimento. In questo settore, invece, è necessario investire e ciascun imprenditore può decidere di finanziare progetti di ricerca, in vari modi: dando materialmente finanziamenti a progetti che ritiene interessanti, facendo diventare la propria impresa partner di progetti di ricerca, favorendo la formazione dei propri dipendenti, offrendo le proprie strutture come banco di prova per progetti innovativi.

Sono molte le strade percorribili per raggiungere gli obiettivi che questo Goal si prefigge ed in questo caso l’impresa non deve fare altro che mettersi in gioco, guardando al futuro con interesse e grinta e non con timore.

Avv. Elisa Traverso

Prof. (contr.) Isabella Querci

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