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La difesa nei reati concernenti le criptovalute

La principale problematica relativa alla difesa della persona offesa dai reati predatori realizzati con le criptovalute riguarda la possibilità di recuperare il maltolto.

La fonte di questa difficoltà risiede, principalmente, in tre ordini di problemi: 1) la scarsa informazione dei possessori di wallet, 2) la scarsa preparazione delle Procure in materia di criptovalute; 3) la scarsa preparazione dell’avvocato cui si rivolge la vittima di reato.

Nel settore delle cripto, è necessario utilizzare molte più cautele rispetto a quelle (già molte) che già devono attivarsi riguardo a pagamenti e investimenti tradizionali, poiché si tratta di un ambito ancora relativamente nuovo e non compiutamente normato. A questo deve aggiungersi che la criminalità informatica è costantemente in evoluzione e che è, oggettivamente, molto difficile essere sempre al passo con l’innovazione tecnologica.

Quando si parla di transazioni in criptovalute normalmente ci si riferisce ad investimenti, exchange o transazioni per compravendita di token.

Per ovviare al problema informativo di cui al n. 1) sopra indicato, sarebbe opportuno verificare innanzitutto, prima di procedere con i pagamenti, se il sito di exchange al quale ci si affida è sicuro. Questo è verificabile, quantomeno in prima battuta, mediante un’accurata ricerca attraverso i motori di ricerca online. Inoltre, è sempre opportuno verificare il livello di rischio degli investimenti e non affidarsi mai a intermediari improvvisati o che contattano l’utente con mezzi di comunicazione non convenzionali (quali ad esempio il telefono o WhatsApp). Se dovessimo suggerire un comportamento di adeguata cautela sarebbe certamente quello di approfondire prima la materia e/o rivolgersi ad un consulente esperto e certificato. Al di là dei comportamenti di buon senso, però, bisogna sapere che alcune piattaforme di exchange collaborano attivamente con le autorità per la prevenzione delle frodi e che vi sono dei wallet che vengono attenzionati o perché collegati ad attività del dark web o perché sono stati già coinvolti in operazioni sospette.

Per quanto riguarda il problema riguardante gli Uffici della Procura (di cui al n. 2), si tratta di una situazione endemica che può essere risolta solo attraverso un intervento a monte, ossia con un’adeguata formazione dei magistrati e degli operatori di PG inseriti nei gruppi che si occupano di reati informatici e che invece, come è successo in un caso trattato da questo Studio, non sono in grado di riconoscere la sussistenza di una frode informatica neanche in una situazione in cui è stata prodotta l’evidenza della contraffazione di un sito internet e dell’installazione, nel device del nostro cliente, di programmi per il controllo da remoto.

Per ovviare alla problematica di cui sopra si consiglia certamente di rivolgersi ad un avvocato esperto in criptovalute, che possa suggerire immediatamente alla Procura (già in sede di denuncia) gli strumenti necessari per risalire alla catena di transazioni effettuate con le criptovalute del proprio cliente e trovare il wallet di destinazione dei fondi versati. Esistono infatti strumenti come Chainalisys che sono in grado di tracciare le transazioni su blockchain, che da questo punto di vista è una tecnologia assolutamente sicura e trasparente, se la si sa utilizzare. Naturalmente, si tratta di strumenti complessi e che necessitano di un’adeguata competenza informatica per essere utilizzati al meglio e pertanto potrà essere necessario affiancare anche dei consulenti ad hoc per un  loro corretto utilizzo. Attraverso tali sinergie sarà possibile attivare tutti i canali al fine di aumentare le probabilità di recuperare i propri denari, probabilità che si affievolisce sempre di più con il trascorrere del tempo dalla commissione del reato.

La normativa nel settore delle cripto è in continuo divenire anche perché è costantemente alla rincorsa dell’evoluzione tecnologica. Uno strumento utile arriverà a breve dall’Unione Europea: ad aprile 2023 ci sarà il voto sulla proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo ai mercati delle cripto-attività e che modifica la direttiva (UE) 2019/1937. Tale normativa è oggetto di studio da parte dello Studio Legale Calandra e pertanto, sarà anche oggetto di una nuova, prossima pubblicazione.

Per tentare di schematizzare una linea di difesa dai reati realizzati attraverso le criptovalute si possono elencare una serie di combinazioni di fattori esterni e interni al campo squisitamente legale:

  1. acquisizione di competenza nell’utilizzo della tecnologia;
  2. acquisizione del parere di esperti, preliminarmente alle operazioni da compiere;
  3. tempestività nella reazione alla commissione di un crimine;
  4. ricerca di un avvocato esperto in criptovalute e tecnologia blockchain che possa redigere una denuncia-querela nel modo più efficace;
  5. eventuale ricerca di consulenti informatici per il recupero delle somme.

Questo elenco di suggerimenti potrà apparire in netto contrasto con quanto viene pubblicizzato proprio da quei siti riguardanti, ad esempio, gli investimenti in criptovalute ma è opportuno tenere presente, ad esempio, che una delle principali piattaforme di exchange è già stata hackerata e che una tra quelle maggiormente pubblicizzate, garantendo l’assoluto anonimato a chi apre un wallet, si candida per essere utilizzata da un florido vivaio di truffatori.

Avv.ta Elisa Traverso

 

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