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Imprese e consumatori dialogano per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030

I principi a carattere ambientale scaturiscono, generalmente, da dichiarazioni internazionali a carattere non vincolante, che consentono l’affermazione graduale di concetti non ancora unanimemente accettati sul piano internazionale. Le disposizioni contenute nelle dichiarazioni di principi sono, tuttavia, espressione di soggetti internazionali dotati di un forte peso sul piano internazionale (si pensi proprio all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite), e sanciscono principi di alto valore etico. Di conseguenza, le stesse costituiscono generalmente il punto di partenza di un lungo percorso che conduce alla stipulazione di impegni vincolanti per le parti firmatarie, a tutela di valori il cui rispetto, seppur lentamente, diviene alla fine vincolante ai sensi di appositi impegni internazionali. Un esempio di quanto detto è rappresentato dalla formazione della portata giuridica del concetto di sviluppo sostenibile . Tra i principi di diritto ambientale internazionale, quest’ultimo ha una valenza molto ampia ed eterogenea, che lo rende capace di influenzare ed orientare lo sviluppo di settori molto diversi tra loro. Il suo ambito di applicazione si estende, infatti, alla tutela ambientale, allo sviluppo sociale ed al progresso economico ed il goal 12 dell’Agenda tratta proprio l’importante intersezione tra produzione, consumo e sostenibilità.

Per consumo e produzione sostenibili si intende la promozione dell’efficienza delle risorse e dell’energia, di infrastrutture sostenibili, così come la garanzia dell’accesso ai servizi di base, a lavori dignitosi e rispettosi dell’ambiente e a una migliore qualità di vita per tutti

Per consumo e produzione sostenibili si intende la promozione dell’efficienza delle risorse e dell’energia, di infrastrutture sostenibili, così come la garanzia dell’accesso ai servizi di base, a lavori dignitosi e rispettosi dell’ambiente e a una migliore qualità di vita per tutti. L’attuazione del dodicesimo goal dell’Agenda contribuisce alla realizzazione dei piani di sviluppo complessivi, alla riduzione dei futuri costi economici, ambientali e sociali, al miglioramenti della competitività economica e alla riduzione della povertà.

Il consumo e la produzione sostenibile puntano a “fare di più e meglio con meno”, aumentando i benefici in termini di benessere tratti dalle attività economiche, attraverso la riduzione dell’impiego di risorse, del degrado e dell’inquinamento nell’intero ciclo produttivo, migliorando così la qualità della vita. Ciò coinvolge differenti interessi, tra cui imprese, consumatori, decisori politici, ricercatori, scienziati, rivenditori, mezzi di comunicazione e agenzie di cooperazione allo sviluppo. 

Per questo motivo è necessario un approccio sistematico e cooperativo tra soggetti attivi nelle filiere, dal produttore fino al consumatore. Inoltre, i consumatori devono essere coinvolti in iniziative di sensibilizzazione a stili di vita sostenibili, offrendo loro adeguate informazioni su standard ed etichette, e coinvolgendoli, tra le altre cose, nell’approvvigionamento pubblico sostenibile.

E’ necessario un approccio sistematico e cooperativo tra soggetti attivi nelle filiere, dal produttore fino al consumatore

Sin dal 2008, la Commissione europea ha presentato un pacchetto di azioni e proposte in materia di produzione e consumo sostenibili e di politica industriale sostenibile con lo scopo di migliorare le prestazioni ambientali dei prodotti durante tutto il loro ciclo di vita, aumentare la consapevolezza del consumatore e la domanda di prodotti e tecnologie produttive sostenibili, promuovere l’innovazione nell’industria dell’UE e affrontare gli aspetti della dimensione internazionale.  

Diviene evidente quindi che la nostra qualità di vita, prosperità e crescita economica dipendono dalla capacità di vivere entro i limiti delle risorse disponibili. A tal fine dobbiamo modificare il nostro modo di progettare, realizzare, utilizzare e smaltire i prodotti. Alla realizzazione di questo cambiamento dovremo contribuire tutti noi: singoli individui, famiglie, imprese, governi locali e nazionali nonché la comunità globale, tutti coinvolti e impegnati in iniziative di consapevolezza circa l’importanza delle scelte consumeristiche individuali e collettive.

Alla realizzazione di questo cambiamento dovremo contribuire tutti noi: singoli individui, famiglie, imprese, governi locali e nazionali nonché la comunità globale, tutti coinvolti e impegnati in iniziative di consapevolezza circa l’importanza delle scelte consumeristiche individuali e collettive

Una di queste iniziative è la EU Ecolabel, un marchio di eccellenza e sostenibilità inteso alla promozione dell’economia circolare e dell’efficientamento nell’uso delle risorse. Se Ecolabel ha lo scopo di orientare il consumatore nelle sue scelte, il cd. Circular Economy Action Plan mira invece a rendere ‘circolare’ il sistema economico, proprio allo scopo di raccogliere tutta la filiera (dal produttore al consumatore finale) intorno al perno della sostenibilità, che deve rimanere il fulcro di ogni iniziativa economica futura, secondo i dettami dell’UE Green Deal.

Questo dodicesimo goal dell’Agenda 2030, riguarda molto da vicino le imprese e anche il loro rapporto con i consumatori.

Dagli ultimi report pubblicati, ad esempio lo studio condotto da GRI in collaborazione con GlobeScan su base mondiale e quello condotto da Fondazione Symbola e UnionCamere a livello nazionale, emerge come le imprese che hanno deciso di investire in sostenibilità abbiano una maggiore resilienza alla crisi e siano più ottimiste per il futuro, oltre ad aver acquisito una sempre crescente fiducia da parte dei consumatori.

L’Agenda 2030 propone 8 target per raggiungere l’obiettivo di avere un pianeta in cui produzione e consumo possano essere sostenibili, noi vi proponiamo alcune possibili soluzioni per trasporre le parole in fatti.

Il primo target si propone di attuare il quadro decennale di programmi sul consumo e la produzione sostenibili, tenendo conto dello sviluppo e delle capacità dei diversi paesi del mondo, prevedendo che i Paesi maggiormente sviluppati facciano da traino. Per la singola impresa, l’applicazione di questo target consiste essenzialmente nell’implementazione di politiche di sostenibilità. Bisogna che i principi dello sviluppo sostenibile entrino a far parte della visione aziendale e che diventino parte integrante del business plan. Si può inoltre pensare ad adottare pratiche di economia circolare e a mettere in atto attività divulgative per sensibilizzare i consumatori ed i propri acquirenti in generale su cosa siano la produzione ed il consumo sostenibile.

Bisogna che i principi dello sviluppo sostenibile entrino a far parte della visione aziendale e che diventino parte integrante del business plan

I successivo target, naturale conseguenza del primo, prevede che si metta in atto una gestione sostenibile delle risorse. Quest’obiettivo si può attuare da due differenti prospettive: la prima riguarda l’impresa, che può adottare una migliore gestione delle proprie risorse, analizzando ad esempio la provenienza della propria energia, delle materie prime e proponendo ai componenti della propria filiera di fare lo stesso oppure realizzando gli studi di Life Cycle Assessment dei propri prodotti o servizi; la seconda prospettiva è l’informazione da fornire a chi acquista i prodotti o i servizi, per fare in modo che ne facciano un corretto utilizzo e, se occorre, ne abbiano una corretta manutenzione. La gestione sostenibile delle risorse, lo dobbiamo dire in questa sede, non è compatibile con un’economia dei consumi così come è attualmente concepita. Mutare visione, iniziando a fornire magari la manutenzione o l’assistenza al consumatore e riducendo invece la produzione, sta diventando un’esigenza sempre maggiore.

Il terzo target affronta un tema che in parte è già stato toccato nel secondo goal dell’Agenda, anche se in modo più marginale, ossia lo spreco alimentare. L’obiettivo è quello di “dimezzare gli sprechi alimentari globali pro capite a livello di vendita al dettaglio e di consumatori e ridurre le perdite alimentari lungo le catene di produzione e di fornitura, comprese le perdite post-raccolta”. Dato l’enorme ammontare dello spreco di cibo, specialmente se raffrontato al numero di persone che non hanno di che nutrirsi, questo target ha decisamente un peso elevato. Anche in questo caso, l’impresa può porre in essere in primo luogo attività divulgative, sia al proprio interno che verso l’esterno, per mostrarsi sensibile all’argomento e sensibilizzare a sua volta: lo può fare con eventi formativi oppure semplicemente aderendo ad iniziative di terze parti come la FAO o magari realtà locali oppure promuovendo l’utilizzo di app anti-spreco, come ad esempio “Too-good-to-go”. Inoltre l’impresa può fornirsi, per la mensa o per gli snack, da produttori locali per accorciare la filiera e ridurre così lo spreco alimentare.

Come ulteriore impegno in tema di produzione e consumo sostenibili, l’Agenda si occupa della gestione ecocompatibile delle sostanze chimiche e di tutti i rifiuti durante il loro ciclo di vita. Questo tipo di impegno è oggi affrontato, purtroppo, in modo tutt’altro che efficace anche dalle istituzioni nazionali e sovranazionali, che sembrano vedere il rispetto della vita e dell’ambiente un limite, piuttosto che un’opportunità. L’impresa, al di là di quanto previsto dalla legge, ha comunque la possibilità ed il dovere di gestire il proprio impatto ambientale sia con riguardo alle sostanze chimiche utilizzate e/o prodotte, sia con riguardo ai rifiuti. La prima politica che viene in mente a questo proposito riguarda la circolarità: pratiche di economia circolare possono essere attuate in ogni ambito. Anche l’investimento in mezzi di protezione dell’ambiente circostante è una possibilità di attuare questo target, così come un’attenta gestione dei rifiuti, la cui violazione è anche fonte di sanzioni.

L’impresa, al di là di quanto previsto dalla legge, ha comunque la possibilità ed il dovere di gestire il proprio impatto ambientale sia con riguardo alle sostanze chimiche utilizzate e/o prodotte, sia con riguardo ai rifiuti

Il quinto target affronta espressamente il tema dei rifiuti, proponendo una loro sostanziale diminuzione attraverso pratiche di prevenzione nella produzione, pratiche di riduzione, riciclo e riuso. Ciò che si può in concreto fare per raggiungere questo obiettivo è l’analisi ed il tracciamento della produzione dei propri rifiuti, finalizzato a ridurne la produzione o anche a modificare la tipologia di rifiuti prodotti, utilizzando materiali riciclabili o compostabili. Inoltre, si può pensare di adottare sistemi per allungare il ciclo di vita dei propri prodotti/servizi, per fare in modo che diventino rifiuti il più avanti possibile, informando anche i consumatori su quale sia la migliore modalità di smaltimento od offrendo la possibilità di rendere il prodotto ed occuparsi dello smaltimento in prima persona.

Nel sesto target l’Agenda pone l’obiettivo di “incoraggiare le aziende, soprattutto quelle di grandi dimensioni e transnazionali, ad adottare pratiche sostenibili e ad integrare le informazioni sulla sostenibilità nel loro ciclo di rendicontazione”. In questo caso le imprese sono direttamente coinvolte dall’Agenda e si fa riferimento all’implementazione di politiche di sostenibilità, focalizzandosi anche sulla reportistica e la conseguente diffusione di informazioni. In questo caso, a prescindere dalle sue dimensioni, l’impresa può approcciarsi alla rendicontazione non finanziaria, ad esempio attraverso il sistema degli standard GRI, che consente di forgiare la rendicontazione in base alle proprie esigenze, pur rimanendo in una metodologia riconosciuta a livello globale.

A prescindere dalle sue dimensioni, l’impresa può approcciarsi alla rendicontazione non finanziaria, ad esempio attraverso il sistema degli standard GRI, che consente di forgiare la rendicontazione in base alle proprie esigenze, pur rimanendo in una metodologia riconosciuta a livello globale

Il settimo target affronta la questione dell’approvvigionamento pubblico e indica che esso deve diventare sostenibile. In questo caso, l’impresa può farsi portatrice di istanze di sostenibilità con il settore pubblico, rendersi disponibile ad offrire soluzioni sostenibili, ingaggiando un dialogo costruttivo su queste tematiche.

L’ultimo target si propone di diffondere la cultura della sostenibilità tra tutte le persone. L’imprenditore può collaborare al raggiungimento di questo obiettivo redigendo i propri report in modo trasparente, diffondendo il più possibile le informazioni circa le proprie politiche di sostenibilità, creando rete anche con gli altri imprenditori e praticando la condivisione. Inoltre, l’attività di divulgazione è sempre una buona soluzione per diffondere la cultura della sostenibilità, magari inserendo nel proprio codice etico l’obiettivo di diventare sostenibili e quello di farsi ambasciatori di questo tipo di cultura. Peraltro, il codice etico aziendale, in quanto documento diffuso e che stabilisce i principi dell’agire d’impresa, diventa un importante veicolo divulgativo anche verso l’esterno.

Qui proponiamo il consueto questionario, per valutare in autonomia il proprio impegno nel perseguimento di questo goal dell’agenda 2030.

Avv. Elisa Traverso

Prof. (contr.) Isabella Querci

 

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