Studio Legale Calandra

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Imparare è un’esperienza. Tutto il resto è solo informazione (A. Einstein)

L’importante e imponente obiettivo di un’educazione di qualità alla portata di tutti.

 

Il preambolo della Costituzione dell’UNESCO dichiara che “poiché la guerra inizia nella mente dell’uomo, è nella mente dell’uomo che deve essere costruita la pianificazione della pace” (traduzione libera delle autrici). Nel 1945, l’UNESCO venne istituita sulla scorta della convinzione, forgiata da due guerre mondiali, che gli accordi economici e politici tra stati non fossero sufficienti a costruire una pace globale duratura.

Nel 1989, il concetto di ‘Cultura di Pace’ (Culture of Peace) venne coniato nell’ambito della conferenza ‘Peace in the Minds of Men’, dove la pace è molto più che la mera fine di ogni conflitto armato.

Il diritto di accesso all’educazione è stato riconosciuto da un ampio numero di strumenti giuridici internazionali, talmente ampio che confondono gli esperti di settore, tanto da avere difficoltà a capire quale norma vada a ‘coprire’ quale situazione. Ci troviamo inoltre nella parte finale della Decade Internazionale per la Riconciliazione tra Culture (international Decade for the Rapprochement of Cultures, 2013-2022), finalizzata al dialogo interculturale ed interreligioso.

Attraverso l’apprendimento e la comprensione, gli individui divengono più culturalmente attrezzati per comprendere la ricchezza che si cela tra le pieghe di un mondo tanto diverso. Solo quando essi sono preparati ad apprezzare, piuttosto che rigettare, la diversità, gli strumenti con cui costruire una pace duratura possono essere immaginati, e i conflitti possono essere gestiti secondo i principi del pluralismo e della reciproca comprensione. L’educazione, di qualità e per tutti, è il veicolo dichiaratamente più potente per lo sviluppo sostenibile.

L’educazione, di qualità e per tutti, è il veicolo dichiaratamente più potente per lo sviluppo sostenibile

A partire dall’anno 2000, vi sono stati grandi progressi verso il raggiungimento del target di educazione primaria universale. Nel 2015, il 91% della popolazione mondiale ha raggiunto questa importante soglia. Anche il tasso di alfabetizzazione, soprattutto tra le bambine e le ragazze nei paesi in via di sviluppo ha visto un aumento molto positivo. Alla luce di questo, vorremmo riportare due brevi considerazioni generali:

  • La correlazione tra accesso all’educazione, primaria o non, e altre contingenze negative, quali estrema povertà, conflitti, crisi sanitarie. A questo proposito, in Europa si è parlato molto di digital divide e diritto all’uguaglianza digitale, per riferirsi alle difficoltà fronteggiate da studenti appartenenti a gruppi vulnerabili (finanziariamente, geograficamente, per ragioni di dis-abilità, etc) nel prendere parte alla didattica online;
  • L’utilizzo fatto dell’educazione ricevuta. Spesso nelle nostre conversazioni abbiamo parlato di ‘diritto a’, quindi abbiamo rassegnato una serie di ‘pretese’ delle persone verso entità, solitamente stati, che sono ‘obbligate’ a fornire servizi ai propri cittadini, in ragione di convenzioni internazionali e vincoli costituzionali. E questo è sicuramente vero. Ma come abbiamo detto che è un dovere di ciascun individuo avere cura della propria salute (vedi Goal n. 3), altrettanto educarsi e co-educarsi, in modo anche informale (guardando film, leggendo libri, parlando con persone portatrici di visioni e idee diverse, riflettendo su se stessi) è un passaggio fondamentale affinché la logica ad imbuto possa funzionare (su questo punto, vedi l’articolo iniziale della nostra rassegna!). Se tutti si appiattissero nella propria zona di comfort, non imparassero nulla di nuovo e non usassero le proprie capacità per migliorare se stessi e la realtà intorno a loro, non vi sarebbe alcun futuro per l’umanità ma un lento e inesorabile declino, come la storiografia classica (poi rivalutata) immaginava fosse accaduto nel Medioevo. Se vogliamo davvero essere il Rinascimento del nostro tempo, è imperativo cogliere ogni occasione di educazione a nostra disposizione, con internet è davvero facile imparare, per poter nel nostro piccolo proporre istanze di cambiamento a chi prende decisioni per la collettività. E in questo modo, la logica a doppio senso dell’imbuto, potrebbe continuare ad alimentare questo movimento virtuoso di scambio tra istituzioni (internazionali e nazionali) e cittadini del mondo. 

Educarsi e co-educarsi, in modo anche informale è un passaggio fondamentale affinché la logica ad imbuto possa funzionare

Come ogni argomento trattato in seno all’Agenda, anche l’educazione è un tema complesso e dalle molte facce. Nonostante il pensiero vada quasi automaticamente ai bambini ed al loro processo di crescita, l’educazione riguarda tutte le fasce di età, poiché è un processo che dura tutta la vita. 

L’Agenda 2030 tratta questo tema sotto ogni aspetto e fornisce elementi di riflessione alla portata di tutti, nel suo schema che abbiamo definito “a imbuto”  e che mira a rendere ogni persona un ambasciatore dei propri principi, favorendo l’attuazione dei suoi goal e target da parte di tutti noi.

Questo quarto goal si divide in sette target, che affrontano sei macro argomenti riguardanti l’educazione: 1) i bambini e l’educazione primaria; 2) gli adulti, università e l’alta istruzione; 3) la valorizzazione delle competenze e la formazione orientata al lavoro; 4) l’esclusione della differenza di genere e l’equo accesso all’istruzione (eliminazione delle disparità di trattamento); 5) il raggiungimento dell’alfabetizzazione della maggior parte della popolazione mondiale; 6) l’acquisizione della cultura della sostenibilità.

L’Agenda ci comunica come trasporre i suoi principi nella propria impresa e nella propria vita, anche se non siamo educatori e se il nostro business è rivolto a tutt’altro argomento:

Nei target 1 e 2, si parla di bambini ed educazione primaria: per ottenere che il maggior numero possibile di bambini frequentino la scuola, è necessario che i loro genitori abbiano uno stipendio adeguato ad affrontare le spese scolastiche ed a mantenere i figli in modo che non siano costretti a lavorare per pagarsi gli studi o peggio a lavorare solamente, trascurando la loro educazione. La lotta al lavoro minorile si conduce quindi fornendo un pagamento adeguato per il lavoro degli adulti e controllando che i propri partner aziendali adottino la stessa politica, evitando anche di reperire merce da zone in cui si sfrutta la manodopera infantile. Inoltre, un’impresa può decidere di investire nell’educazione sostenendo progetti dedicati e fornendo adeguato supporto ai dipendenti/collaboratori genitori in termini di orario di lavoro flessibile, gestione del lavoro non a orario ma ad obiettivi, organizzazione di spazi in azienda dove poter portare i figli per lo svolgimento dei compiti dopo la scuola.

La lotta al lavoro minorile si conduce fornendo un pagamento adeguato per il lavoro degli adulti e controllando che i propri partner aziendali adottino la stessa politica

Il terzo target riguarda la possibilità per ogni persona di accedere alla tipologia di formazione più adatta a sé e ad ogni livello di formazione desiderata. Un’impresa può essere sensibile al tema rendendo semplice per i propri dipendenti e collaboratori raggiungere il livello di formazione desiderata, garantendo orari di lavoro adeguati e incentivando il personale a formarsi. Anche l’organizzazione di corsi di formazione interni (con i relativi benefici fiscali) sulle specifiche materie oggetto di lavoro sono un ottimo strumento.

Il quarto target affronta il tema della formazione orientata al lavoro, ponendo l’accento sul fatto che ognuno ha diritto di acquisire le conoscenze necessarie per ottenere un lavoro dignitoso ed in linea con le proprie capacità ed i propri obiettivi. Per questo target ciò che si può fare è fornire adeguata formazione a dipendenti e collaboratori. Impegnarsi nel permettere a ciascuno di raggiungere un adeguato livello di conoscenze e capacità anche creando partnership con istituti di formazione e scuole di lingue, per implementare le conoscenze del proprio personale. Chi ha partner e/o una supply chain può informarsi presso di loro se seguono le stesse buone pratiche ed incentivarli in tal senso.

Ognuno ha diritto di acquisire le conoscenze necessarie per ottenere un lavoro dignitoso ed in linea con le proprie capacità ed i propri obiettivi

Il quinto target riguarda l’eguaglianza nell’accesso all’istruzione. Ciò implica che categorie deboli quali donne, minoranze etniche, persone con disabilità debbono essere tutelate garantendo loro di potersi adeguatamente formare. Spesso per le donne lavoratrici è già difficile conciliare, nell’attuale modello sociale, i compiti non retribuiti di cura ai compiti lavorativi, per cui l’arricchimento culturale e la formazione aggiuntiva sono impossibili da ottenere. Lo stesso vale per persone appartenenti a minoranze spesso discriminate o per chi ha disabilità. Tali soggetti hanno un eguale diritto ad accedere al livello di educazione desiderato o richiesto dalla qualifica lavorativa che desiderano, per cui l’imprenditore può adottare misure quali la flessibilità dell’orario lavorativo e fornire adeguato supporto a queste categorie. Tutto questo tenendo a mente che la nostra Costituzione propugna l’uguaglianza sostanziale delle persone, per cui situazioni differenti non debbono essere trattate necessariamente in modo eguale, se ciò preclude che tutti possano ottenere i medesimi risultati.

Il sesto target riguarda l’alfabetizzazione. Questo obiettivo può essere realizzato essenzialmente con la sensibilizzazione sull’argomento ed incentivando le persone a fruire di tutti quei mezzi che possano garantire loro una continua crescita intellettuale e professionale. Inoltre, anche in questo caso una partnership con scuole o istituti formativi è un buon metodo per diffondere educazione e cultura.

Il settimo ed ultimo target affronta il tema dell’educazione alla sostenibilità. Non è pensabile che l’economia diventi sostenibile senza che vi sia un’adeguata formazione in tal senso, poiché finora si è andati nella direzione opposta e le imprese sostenibili non sono ancora il principale modello da seguire. Come procedere dunque? Ad esempio con un corso di formazione sull’Agenda 2030, un ciclo di incontri per far conoscere questo prezioso documento e diffondere la cultura della sostenibilità, procedendo poi all’ascolto dei feedback da parte dei propri dipendenti e collaboratori, per verificare se vi sono idee di sviluppo del business nella direzione della sostenibilità.

Qui trovate il nostro questionario, per valutare il vostro impegno in materia di educazione.

Avv. Elisa Traverso

Prof. (contr.) Isabella Querci

 

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