Studio Legale Calandra

From the blog

Pubblicazioni

Il cuoco può andare in giro “armato”: il Gip lo assolve.

Presentata in questi termini, la vicenda appare chiaramente come una provocazione, ma l’affermazione risponde, in qualche modo, ai termini della vicenda che ci occupa.

Il nostro cliente, ad onor del vero, è un docente di laboratorio dell’istituto alberghiero e tutti i giorni ha a che fare con gli strumenti più vari, tra i quali i coltelli. Coltelli da carne, coltelli da pesce, coltelli da ortaggi, e via dicendo. Qualche volta, peraltro, al fine di porre rimedio alla carenza delle dotazioni della Pubblica amministrazione, il docente portava in aula parte della sua “attrezzatura” personale, al fine di rendere il più completa possibile l’istruzione dei propri discenti.

cuoco_pazzoChiamato in Tribunale per testimoniare in una causa civile, il nostro cliente vi passava prima di recarsi a scuola, ma veniva fermato dai Carabinieri in servizio presso il Palazzo di Giustizia poiché, all’interno del proprio zaino (regolarmente fatto passare dallo scanner elettronico) veniva rinvenuto un coltello a serramanico (utilizzato per la pulizia degli ortaggi) di ben 18 cm, di cui 8 di lama.

A nulla valevano le sue spiegazioni sul proprio lavoro, e su come l’oggetto fosse destinato all’utilizzo nelle proprie lezioni scolastiche, e pertanto “dimenticato” all’interno della propria borsa, il coltello veniva sequestrato e lo sfortunato docente cuciniere veniva denunciato per violazione dell’art. 4 della L. 110/75.

Il decreto penale di condanna che ne conseguiva veniva prontamente impugnato dal nostro studio, che chiedeva procedersi con rito abbreviato, subordinato all’audizione del Maresciallo dei Carabinieri a cui il nostro cliente aveva spiegato quale fosse il “giustificato motivo” sotteso al suo possesso dell’arma impropria.

In udienza il sottufficiale confermava la versione dell’imputato, ma il Pubblico Ministero ne chiedeva comunque la condanna, ritenendo che trattandosi di contravvenzione, quindi sanzionata già a titolo di colpa, la dimenticanza dell’oggetto all’interno dello zaino andasse comunque perseguita penalmente.

Dopo le ragioni esposte dallo scrivente difensore, il Gip emetteva dispositivo di sentenza, con il quale l’imputato veniva assolto dal reato contestato poiché il fatto non sussiste.

Il principio di diritto cui aveva fatto appello la difesa è stato condiviso dal Giudice, e si può così sintetizzare.

Il “giustificato motivo” di cui all’art. 4, comma 2, della Legge 110/75 ricorre quando le esigenze dell’agente rispondono a regole relazionali lecite in rapporto alla natura dell’oggetto, alle modalità del fatto, alle condizioni soggettive del portatore, ai luoghi dell’accadimento e alla normale funzione dell’oggetto.

Nel caso in esame le circostanze sono state ritenute credibili, idonee a determinare la ricorrenza del giustificato motivo, poiché il porto è apparso inerente le  mansioni svolte dall’agente presso l’istituto professionale, facendo venire meno, in tal modo, un elemento costitutivo della fattispecie criminosa contestata (l’assenza di giustificato motivo).

Vai alla sentenza.

Avv. Salvatore Calandra

Riproduzione riservata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Si riceve su appuntamento

Il nostro studio, posizionato sulla più bella via della Superba, è a Vostra completa disposizione tutti i giorni, ventiquattro ore su ventiquattro.Non esiti a contattarci.