Studio Legale Calandra

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I 17 modi per salvare il mondo…un passo alla volta

Il periodo di chiusura ha mostrato in tutta evidenza come la riscoperta di dinamiche tradizionali, quasi antiche, sia -più che un rallentamento- un arricchimento. 

Il quotidiano è stato spezzato e si aprono per le realtà produttive spazi di riflessione e creatività prima non immaginati. Molti sono stati gli esempi di imprese che si sono messe al servizio del momento e della collettività, che hanno adottato nuovi standard, a partire dal lavoro flessibile, che prima del lockdown sembravano spesso impossibili. E’ diffuso l’anelito di una ripartenza consapevole dell’impatto dell’attività antropica sull’ambiente e delle attività produttive sul tessuto socio-economico su cui insistono. Oggi può essere occasione di innovazione, poichè -appunto- non vi è un quotidiano da fermare per fare luogo a nuove dinamiche ma una pagina bianca, che può essere scritta con trame sorprendenti. Inoltre, il mercato stesso, gli investitori e i consumatori, ricercano l’innovazione, avendo anch’essi trascorso momenti di valutazione e consapevolezza prima non visibili o facilmente trascurabili. Dalla ricerca del servizio green alla crescente tendenza a premiare la filiera etica, anche gli andamenti della domanda hanno spesso indicato una curva al rialzo per chi può offrire prodotti e servizi sostenibili.

Alla spinta ‘bottom-up’ verso la sostenibilità in azienda si accompagna un’altrettanto decisa guida nello stesso senso ‘top-down’, ovvero dai grandi decisori internazionali, a partire dalle Nazioni Unite. Spesso, e non a torto, negli ultimi decenni questa organizzazione internazionale è stata criticata per essere distante dai cittadini, poco pratica ed eccessivamente burocratizzata. Queste mancanze erano e sono almeno in parte attribuibili ai divergenti interessi portati all’interno del dibattito ONU dai suoi stati membri. In risposta alle sfide poste dinanzi alle Nazioni Unite, l’Assemblea Generale ha adottato una risoluzione dal titolo ‘Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development’. Con questa, 193 stati hanno dato -letteralmente- alla comunità internazionale un piano d’azione, finalizzato alla prosperità delle persone e del pianeta. Su questo documento, l’Agenda 2030, tutti gli stati membri si sono dimostrati concordi.

L’Agenda 2030 si compone di 17 obiettivi pratici, da realizzare in dieci anni a partire dal 2020; ciascuno di essi, è suddiviso in ulteriori azioni, o task. La struttura stessa dell’Agenda ne facilita l’implementazione agile e il monitoraggio a tutti i livelli: dalla comunità internazionali, agli stati, agli enti locali, alle aziende, fino ai singoli cittadini.

L’obiettivo di questa serie di riflessioni è di presentare i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 e le loro sotto-azioni alle realtà imprenditoriali italiane che desiderino capitalizzare quanto ri-scoperto durante l’emergenza: dalla cura del territorio a quella della collettività, le pratiche innovative che scaturiscono dall’Agenda 2030 hanno già dato prova di poter sbloccare nuove porzioni di mercato, nuovi partner e nuove opportunità.

Ciò che proponiamo, è quindi una riflessione orientata all’azione, non una mera analisi degli obiettivi dell’Agenda, ma una loro lettura “pratica” e contestualizzata al territorio italiano. Ciascun imprenditore, infatti, potrà scoprire che con il proprio operato sta già perseguendo almeno uno di questi obiettivi e che altri sono alla sua portata.

L’Agenda 2030 presenta una struttura a imbuto ossia dal generale (gli obiettivi) al particolare (le azioni concrete che possono essere attuate da ciascuno), rassegnando i target e gli indicatori che permettono di comprendere come contribuire a ciascun obiettivo e le modalità di misurazione dei progressi fatti. In questo modo ognuno, persino ogni singolo individuo, è in grado di comprendere cosa può fare per dare il proprio contributo al raggiungimento dei risultati prospettati dall’Agenda e come fare per tenere traccia di quanto fatto e per comunicarlo alla collettività (clienti, partner, fornitori, collaboratori…).

La sostenibilità oggi, declinata nelle sue dimensioni ambientale-sociale-economica, non è più un argomento radical chic, ma è una finalità concreta che poggia le sue basi sulla necessità di un cambiamento profondo nella società e nel modo di fare impresa. Quello che noi proponiamo è uno strumento per non farsi intimidire dal cambiamento, ma per esplorare gli orizzonti che si prospettano e per cogliere tutte le possibilità che offrono: una di queste possibilità è certamente l’analisi interna dell’impresa attraverso la lente della sostenibilità, per evidenziare gli sforzi perpetrati in questo senso, per scovare le lacune e porvi rimedio e per poter comunicare all’esterno il proprio impegno.

Questo scritto, come gli altri che seguiranno con cadenza bisettimanale, vuole proprio portare gli obiettivi dell’Agenda sul piano della normalità, che ogni giorno viviamo e in cui lavoriamo senza rivestire incarichi politici o senza movimentare ingenti capitali. Ciò che noi crediamo profondamente, in accordo con lo spirito dell’Agenda, è che ciascuno possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi dati dall’ONU con comportamenti e decisioni della propria quotidianità. Inoltre questo, per chi fa impresa, è anche un modo per implementare il proprio business, come dimostrato da numerose aziende che hanno resistito alla crisi e sono cresciute anche grazie a politiche di sostenibilità. 

Gli articoli di questo progetto sono ispirati alle linee guida circa la reportistica sugli obiettivi dell’Agenda 2030 reperibili sul sito GRI (Global Reporting Initiative – https://www.globalreporting.org/Pages/default.aspx).

Per facilitare la consultazione degli articoli e per acquisire familiarità con i contenuti dell’Agenda, si consiglia di scaricarne il testo, cui faremo costante riferimento (https://unric.org/it/agenda-2030/). 

Avv. Elisa Traverso

Prof. (contr.) Isabella Querci

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