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E’ possibile salvare capra e cavoli e mantenere la bellezza del mondo nella sua diversità? E’ una domanda onesta, (…), Secondo me bisogna pensarci (Tiziano Terzani)

Nel suo splendido, ultimo testo, Tiziano Terzani riporta una riflessione sulla diversità, che riassumo attraverso un suo passaggio: ‘è possibile salvare capra e cavoli e mantenere la bellezza del mondo nella sua diversità? E’ una domanda onesta, (…), Secondo me bisogna pensarci.’

Oggi, nel commentare il Goal n. 10 dell’Agenda 2030, vorremmo fare proprio questo, pensarci. Siamo infatti convinte che la disuguaglianza, che beninteso non è termine sinonimo di diversità, parta proprio dalla mancanza di riflessione sul fatto che ‘la ricchezza dell’umanità sta nella sua varietà’.

Come ridurre quindi le disuguaglianze senza appiattire o negare identità? Come ridurre le diseguaglianze senza perdere in diversità, senza globalizzare?

La ricchezza dell’umanità sta nella sua varietà

Le Nazioni Unite, su questo fronte, sono un interessante specchio della comunità internazionale tanto quanto delle città in cui viviamo: hanno 193 stati membri, che partecipano ai lavori dell’organizzazione, tra le altre, radunandosi in due organi, l’Assemblea Generale e il Consiglio di Sicurezza. Per prendere decisioni, l’Assemblea Generale procede tendenzialmente a maggioranza, un voto per stato. Tanto i piccoli stati-isola del Pacifico, quanto gli Stati Uniti o la Cina, contano come unità, si fa il conto delle ‘mani alzate’ e la mozione che risulta essere più votata viene approvata. Diversamente, il Consiglio di Sicurezza conta solo 15 stati membri: 10 di questi vengono selezionati tra gli stati membri delle Nazioni Unite sulla base di un meccanismo di rotazione. I restanti 5 sono i membri permanenti, stati vincitori della seconda guerra, che all’atto di fondazione dell’ONU nel 1945 si sono assicurati un posto in prima fila nei ranghi della costituenda organizzazione. Essi non solo non sono soggetti al meccanismo di rotazione cui invece sono soggetti gli altri 10 stati membri del Consiglio di Sicurezza ma beneficiano anche del potere di opporsi, anche solo uno dei 5 membri permanenti, a qualsiasi mozione proposta dagli altri 14 stati. E’ il tristemente noto potere di veto, che ha paralizzato le Nazioni Unite durante gli anni della guerra fredda tanto quanto durante il drammatico e contemporaneo conflitto in Siria.

La diseguaglianza nella distribuzione del potere in Consiglio di Sicurezza, nel caso siriano come in molti altri, ha avuto conseguenze umanitarie tragiche. Eppure l’Agenda 2030 proviene dalle Nazioni Unite, più precisamente dall’Assemblea Generale. La recente enciclica Fratelli Tutti ammonisce circa la necessità una riforma “sia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che dell’architettura economica e finanziaria internazionale, affinché si possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni”. 

La diseguaglianza nella distribuzione del potere in Consiglio di Sicurezza, nel caso siriano come in molti altri, ha avuto conseguenze umanitarie tragiche

Cercando di attingere dal quadro generale per trarre lezioni individuali, che noi tutti possiamo praticare nel perseguimento dell’obiettivo dell’Agenda di Trasformare il nostro mondo, pensiamo sia utile seguire il consiglio di Tiziano Terzani e riflettere con serietà e attenzione a come ridurre effettivamente le diseguaglianze che ci circondano.

Per farlo, ci soccorrono nuovamente le parole di papa Francesco: ‘da una parte, il superamento dell’iniquità richiede di sviluppare l’economia, facendo fruttare le potenzialità di ogni regione e assicurando così un equità sostenibile’. Esse ci riportano alla domanda che abbiamo posto in apertura, su come davvero essere motori di abbattimento delle disuguaglianze, abbracciando al contempo ogni diversità. Come non essere specchio delle farragginose e sbilanciate dinamiche istituzionali delle Nazioni Unite e come invece sviluppare le tecniche suggerite dall’Agenda per trasformare il nostro mondo, dal basso, fino -chissà- al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Non a caso, il Goal parla di riduzione delle disuguaglianze tra le nazioni e delle disuguaglianze all’interno di esse, tra popoli, tra regioni, tra famiglie, tra individui.

Il superamento dell’iniquità richiede di sviluppare l’economia, facendo fruttare le potenzialità di ogni regione e assicurando così un equità sostenibile

L’Agenda parte ad enunciare i target di questo goal, proprio con riguardo alle diseguaglianze interne alle nazioni, proponendosi di sostenere la crescita dei redditi più bassi con un tasso di crescita superiore alla media nazionale. Tra i metodi per raggiungere questo obiettivo vi è certamente la buona salute delle medie, piccole e micro imprese, profondamente legate al territorio in cui sono radicate e quindi in grado di inserirsi nel tessuto sociale e fornire occupazione. Il fatto stesso di gestire una di queste imprese è di per sé un buon modo per rispettare l’ambizione di questo target. Altro elemento da considerare è il salario garantito ai propri dipendenti o collaboratori o ad eventuali freelance di cui si serve l’impresa: il compenso deve necessariamente essere equo e commisurato al lavoro svolto, se così non fosse, l’aver garantito un impiego non sarebbe un fattore positivo, ma una forma di sfruttamento.

Il compenso deve necessariamente essere equo e commisurato al lavoro svolto

Il secondo target, si propone di potenziare e promuovere l’inclusione sociale, economica e politica di tutti, indipendentemente da età, sesso, disabilità, razza, etnia, origine, religione o status economico o di altro tipo. Questo tema è molto sentito nel nostro Paese, dove si respira ancora un’aria piuttosto conservatrice, a dispetto del fatto che l’Italia, con i suoi numerosi e importanti porti, sia storicamente una nazione in cui diverse culture e mentalità hanno convissuto. Ciò che un’impresa può fare per questo target è avere un’attenzione in più nei confronti delle minoranze presenti nel proprio quartiere e adoperarsi per ingaggiare un dialogo dedicando a loro una quota dei posti di lavoro disponibili o esternalizzando a loro alcuni servizi. Naturalmente, la condizione reddituale dei vari collaboratori dovrà essere tutta sullo stesso livello. Un altro spunto è quello di provare a sviluppare un “prodotto o servizio inclusivo”, ossia investire in un’attività sociale che leghi tra loro le differenti culture presenti nel territorio dell’impresa.

Il terzo target fa riferimento, con ampio spettro, al raggiungimento delle pari opportunità tra le persone. Anche questo argomento è molto sensibile in Italia, poiché ad esempio le retribuzioni tra uomini e donne sono spesso differenti, così come il salario destinato a dipendenti italiani o stranieri. Ciò che si può fare è innanzitutto fornire stipendi uguali a tutti e retribuire i professionisti esterni secondo un criterio di uguaglianza sostanziale. Un altro suggerimento è quello di ingaggiare un dialogo con le minoranze presenti in azienda, per fornire loro gli strumenti adeguati a raggiungere standard elevati di prestazione, d’altro canto l’eguaglianza sostanziale prevede che situazioni differenti vengano trattate in modo differente.

Ingaggiare un dialogo con le minoranze presenti in azienda, per fornire loro gli strumenti adeguati a raggiungere standard elevati di prestazione

Il quarto target, propone di adottare politiche, specialmente nel settore fiscale, salariale e di protezione sociale, che porti a raggiungere progressivamente l’uguaglianza. Il legame con i precedenti target è qui molto evidente e l’Agenda si rivolge principalmente agli stati. Un’impresa può contribuire su questo punto pagando regolarmente le tasse e facendosi portatore di istanze affinché parte del denaro derivante da queste tasse sia devoluto in politiche volte a ridurre le disuguaglianze.

Nel quinto target, l’Agenda mira ad una migliore regolamentazione dei mercati finanziari. In questo caso la singola impresa può occuparsi di effettuare eventuali investimenti in settori ove non avvenga speculazione e prestare particolare attenzione ad eventuali bolle finanziarie.

Il sesto target, molto complesso, si propone di “garantire una maggiore rappresentanza e una maggiore voce per i Paesi in via di sviluppo nel processo decisionale delle istituzioni economiche e finanziarie internazionali, al fine di fornire istituzioni più efficaci, credibili, responsabili e legittime”. Come ho accennato, si tratta di un obiettivo complesso ed che riguarda principalmente lo scacchiere internazionale. Nel suo piccolo, però, un’impresa può adoperarsi per acquistare materie prime e servizi o prodotti da Paesi in cui le istituzioni siano democratiche e a basso tasso di corruzione oppure privilegiando, anche in Paesi con problematiche a livello statale, linee di commercio equo e solidale. Questo è un buon modo di esercitare il proprio potere d’acquisto, ossia di influenzare il mercato, facendo pressioni per il cambiamento.

Acquistare materie prime e servizi o prodotti da Paesi in cui le istituzioni siano democratiche e a basso tasso di corruzione oppure privilegiando, anche in Paesi con problematiche a livello statale, linee di commercio equo e solidale

Giungiamo infine al settimo ed ultimo target, una vera sfida per l’Italia: si parla di politiche migratorie, che secondo l’Agenda dovrebbero essere volte ad ottenere una migrazione e una mobilità ordinata, sicura, regolare e responsabile delle persone. Non approfondiremo in questa sede il tema della migrazione, di certo però possiamo suggerire alle imprese di non lucrare su persone che raggiungono il nostro Paese in modo illegale ed in condizioni disumane e che sarebbero pronte a qualunque cosa per poter lavorare e mantenere sé stessi e la famiglia che ha pagato loro il viaggio (a volte il denaro viene raccolto dall’intero villaggio). Impiegare persone migranti è certamente un buon modo per raggiungere questo target e per evitare che uomini e donne in situazioni già disperate vengano traghettate verso business illegali sia come parte attiva (ad esempio spaccio di droga, furti), sia come parte passiva (ad esempio come prostitute).

Certamente questo obiettivo porta a riflettere su molti argomenti. Anche se non si può agire concretamente su tutti target, la loro conoscenza e la conseguente riflessione, sono sempre utili, specialmente se sono seguiti dal dialogo e dallo scambio di opinioni, che sono fonte di arricchimento culturale personale (vedi goal 4) e portano ad avere una popolazione più consapevole e quindi più attenta.

Proponiamo ora il consueto questionario, per cristallizzare spunti e idee sull’applicazione di questo bellissimo goal dell’Agenda 2030.

Avv. Elisa Traverso

Prof. (contr.) Isabella Querci

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