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E’ estorsione minacciare azione civili per fatture false.

In un momento storico di grave crisi economica, torna di grande attualità il disposto di una sentenza pronunciata dalla Suprema Corte di Cassazione che ha ritenuto integrati gli estremi del reato di estorsione nella minaccia di prospettare azioni giudiziarie (decreti ingiuntivi e/o pignoramenti) al fine di ottenere, consapevolmente, somme di denaro non dovute (o comunque sproporzionate rispetto a quelle dovute).

imagesLa sentenza cui si fa riferimento, pronunciata dalla seconda sezione penale, risale al novembre del 2012, e si inserisce nell’ambito di un ricorso avverso un’ordinanza del Tribunale del Riesame di Genova che confermava l’applicazione di custodia cautelare emessa dal Gip di Sanremo, nei confronti di un imprenditore indagato per il reato di estorsione, per aver emesso false fatture relative a lavorazioni non effettuate (o eseguite solo in minima parte), azionando poi la procedura di recupero coattivo ricorrendo all’Autorità Giudiziaria.
Secondo la Suprema Corte, che ha rigettato il ricorso proposto in favore dell’imprenditore, la pretestuosità della richiesta va ritenuta un male ingiusto.

Utilizzare delle fatture false o relative a prestazioni mai (o solo in minima parte) eseguite per poi paventare di ricorrere all’Autorità Giudiziaria, attraverso l’intervento di un legale, configura il reato di estorsione, punito dall’art. 629 c.p., e non quello di truffa.
Ovviamente occorre verificare che  l’asserito creditore sia consapevole del fatto che l”esercizio di quel diritto, ed ancor prima la minaccia di esercitarlo, si sostanzi nel realizzare un vantaggio ulteriore e diverso rispetto a quello effettivamente spettante all’agente.

La pretesa, così, diventa illecita e la minaccia si configura come estorsiva.

Il principio di diritto che viene esplicitamente enunciato dalla Cassazione, pertanto, si può così sintetizzare:

Prospettare un’iniziativa giudiziaria formalmente legittima, quando il diritto sostanziale posto alla base di questa non corrisponda al soddisfacimento del proprio legittimo interesse, ma sia finalizzato all’ottenimento consapevole di una pretesa ulteriore ed estranea al rapporto sottostante (e qui si configura l’ingiustizia del profitto richiesta dal precetto penale), è una condotta penalmente rilevante ai sensi dell’art. 629 c.p. (e punita molto gravemente – ricordiamo che il reato di estorsione è punito con la reclusione da cinque a dieci anni, e con la multa).

Vai al testo del provvedimento.

Avv. Salvatore Calandra

Riproduzione riservata.

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