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D. Lgs. 231/01: Il Sequestro Impeditivo si applica anche agli Enti (ex art. 34).

La seconda Sezione della Suprema Corte si pronuncia, con una sentenza (Cass. pen. 34293/2018) che farà senz’altro discutere, sulla legittimità del c.d. sequestro impeditivo (ex art. 321 co. 1) applicato anche nei confronti delle società, nei procedimenti volti all’accertamento della responsabilità degli Enti, ai sensi del decreto Lgs. 231/01.

La particolarità, ed a parere dello scrivente pericolosità, della sentenza risiede nel dato normativo contenuto nel Decreto 231, in materia di sequestri, e precisamente nel disposto dell’art. 53 co. 1 che recita: ” Il giudice può disporre il sequestro delle cose di cui sia consentita la confisca a norma dell’art. 19. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 321 , commi 3, 3 bis e 3 ter, 322, 322 bis e 323 del codice di procedura penale, in quanto applicabili“.

Nelle disciplina costruita dal Legislatore nell’impianto del decreto 231, pertanto, appare implicitamente esclusa, o quantomeno non prevista, la possibilità per il Giudice di disporre un sequestro ai sensi del comma 1 dell’art. 321 c.p.p. Tale mancata previsione sarebbe riconducibile ad una “presunta incompatibilità”, ritenuta dal Legislatore, tra la funzione cautelare  svolta dal sequestro e le sanzioni interdittive irrogabili  in fase cautelare.

Nella sentenza in commento, la Seconda Sezione ritiene pertanto opportuno, preliminarmente, evidenziare le differenze ontologiche tra il sequestro impeditivo e le misure cautelari interdittive. Il primo, infatti, rappresenta una misura incidente direttamente sul bene mentre le seconde solo in via indiretta possono svolgere ed esplicare i loro effetti su un determinato bene (si pensi all’interdizione dall’attività imprenditoriale). Da questa differenza emergerebbe una non fondata incompatibilità tra i due istituti.

Individuato l’autonomo raggio d’azione del sequestro impeditivo rispetto alle misure interdittive” proseguono gli Ermellini, “resta, però, da capire in base a quale argomento il suddetto sequestro possa essere veicolato nell’ambito della normativa di cui al d. lgs n. 231/2001“. La norma che consentirebbe di applicare il sequestro impeditivo anche agli Enti viene, pertanto, rinvenuta nell’amplissimi disposto dell’art. 34 a norma del quale “per il procedimento relativo agli illeciti amministrativi dipendenti da reato si osservano “…” in quanto compatibili, le disposizioni del codice di procedura penale”.

Tale interpretazione, a parere dello scrivente, non è assolutamente condivisibile e, oltre a porsi in contrasto con il dato normativo, si scontra con un ragionamento diametralmente opposto svolto dalla Sesta Sezione nel 2010 (Sent. 1437 del 5.10.2010 ) proprio in relazione al Decreto 231, riguardante l’annosa questione circa l’ammissibilità della parte civile nell’ambito dei procedimento a carico degli Enti. Nella parte motiva di quella pronuncia, in mancanza di qualsiasi riferimento alla parte civile nell’ambito del Decreto stesso, il percorso  decisorio era stato ben altro.

Nel definire quale dovesse essere l’approccio ermeneutico alla questione, scriveva la Sesta Sezione, “il punto di partenza non può che essere la constatazione che nel decreto lgs. 231/2001 manca ogni riferimento espresso alla parte civile...” che “…porta a ritenere che non si sia trattato di una lacuna normativa quanto piuttosto di una scelta consapevole del legislatore...”.

Nella vicenda relativa all’ammissibilità del sequestro impeditivo la volontà del legislatore appare, sempre secondo lo scrivente, ancora più marcata avendo, con l’art. 53, esplicitamente fatto riferimento alle tipologie di sequestri ritenute applicabili dal Giudice in materia 231/01.

Il richiamo all’art. 34 appare, pertanto, una palese forzatura dell’impianto definito dal Legislatore, rappresentando (abusivamente) quasi un tentativo di pronuncia “additiva” paragonabile a quelle svolta (legittimamente) dalla Consulta.

Si auspica, sul punto, un ripensamento che tenga conto del dato normativo anche per indirizzare gli operatori del diritto sulla base di elementi certi (ed espliciti).

Avv. Salvatore Calandra

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