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Cassazione : Punito per riciclaggio il “concorrente extraneus” dell’autore di autoriciclaggio.

Con una sentenza articolata ed esaustiva (Cass. Pen. Sez. II, Sent. n. 17235/2018), che sviscera i diversi orientamenti dottrinali in materia mantenendo l’attenzione fissa sul dettato normativo e sui lavori preparatori sottesi alle recenti modifiche, la Seconda Sezione della Suprema Corte ha precisato che va punito per la più grave fattispecie di riciclaggio, previsto dall’art. 648 bis, il terzo extraneus che concorra nella materiale attività di “auto riciclaggio” compiuta dal soggetto responsabile del reato presupposto.

Gli Ermellini, nell’esposizione della parte motiva, sono attenti nel descrivere le ragioni ispiratrici dell’evoluzione normativa delle fattispecie criminose oggetto del ricorso trattato in cui, sostanzialmente, la difesa  chiedeva l’applicazione della (meno grave) figura dell’autoriciclaggio per il soggetto (punito dalla Corte d’Appello per riciclaggio) concorrente nell’attività di autoriciclaggio realizzata dall’intraneus.

Per risolvere correttamente la questione, dice la Suprema Corte, “la premessa dalla quale l’interprete deve ineludibilmente muovere… è che la nuova incriminazione è stata concepita … essenzialmente, se non unicamente, al fine di colmare la lacuna  riguardante l’irrilevanza penale delle condotte di c.d. autoriciclaggio, poste in essere dal soggetto autore di (o concorrente in) determinati reati presupposto…

Il diverso trattamento, più tenue riservato all’autore del reato presupposto, che risponderà anche di questo, più severo per l’extraneus, trova ragione nel differente disvalore attribuito dal Legislatore alla condotta di colui che, seppur a seguito di un illecito, si trova in possesso di denaro o altra utilità da destinare ad altri scopi rispetto a colui che, senza essere concorso nel reato presupposto e quindi deliberatamente, si adopera per ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa di denaro, beni o altre utilità provenienti da illecito altrui ovvero li impiega in attività economico-finanziarie.

Due parallelismi esemplificativi fanno riferimento alle diverse coppie di fattispecie criminose, trattate dal legislatore differentemente a seconda della qualifica soggettiva dell’agente, pur nella commissione nel medesimo illecito e contribuiscono ad una maggiore chiarezza dello spirito e della ratio della decisione de qua. Da un lato vengono richiamati i reati di “evasione (art. 385 c.p.) – procurata evasione (art. 386 c.p.)” e dall’altro le due figure di “infanticidio (art. 578 co. 1 o co. 2)”,  a seconda che la condotta sia commessa dalla madre o da coloro che con lei concorrono.

In conseguenza del principio affermato, verrà punito meno gravemente il soggetto che, resosi responsabile del reato presupposto, si adoperi per il riutilizzo dei proventi di questo (ex art.648 tre 1 c.p.) rispetto a colui che, estraneo ai fatti illeciti presupposti, concorra con il primo nella realizzazione della condotta di “reinvestimento”.

Si consiglia un’attenta lettura della sentenza, a parere dello scrivente davvero interessante per ulteriori spunti interpretativi.

Avv. Salvatore Calandra

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