Studio Legale Calandra

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Art. 1 D.Lgs. 231/2001: accenni sui soggetti destinatari della normativa

Ricopre sempre più spazi di attenzione, nel settore imprenditoriale, dei consulenti e dei legali che si occupano di controllo interno e compliance aziendale, nonché della magistratura che sempre più spesso è chiamata ad un’opera di interpretazione esplicativa, il tema della compliance ai precetti del D.Lgs. 231/2001 che, come noto, introduce una responsabilità “amministrativa” discendente dalla commissione di reati nell’interesse o a vantaggio dell’ente, commessi da soggetti qualificati riconducibili all’Ente medesimo. Pur a fronte del nomen utilizzato dal legislatore, è ormai pacifico che la natura della responsabilità dell’ente contenga sia elementi riconducibili alla natura amministrativa che elementi riconducibili a quella penale, rappresentando un c.d. tertium genus (cfr. Cass. Pen. SS. UU Sent. 38343/2014). 

Le scelte del Legislatore delegato in ordine ai soggetti collettivi destinatari della normativa sono condensate nel testo contenuto dall’art. 1 che, come tanti altri profili dei temi affrontati dal testo legislativo de quo, è stato oggetto di diversi interventi ermeneutici da parte della giurisprudenza sia di merito che di legittimità.

Il testo dell’art. 1, rubricato “I soggetti”, così recita:

1. Il presente decreto legislativo disciplina la responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato.

2. Le disposizioni in esso previste si applicano agli enti forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica.

3. Non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non economici nonché agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.

Il comma 2 è stato tacciato di scarsa tassatività d’individuazione rispetto ai soggetti destinatari, poiché di estrema ermeticità, sebbene tale scelta sia stata giustificata dalla impossibilità di ridurre a sistema le numerosissime categorie di enti diversificate per struttura, modello legale, governance, settore merceologico ecc.

Sostanzialmente, a fronte delle precisazioni della giurisprudenza di legittimità che si è occupata del tema in specifiche circostanze (ad es. imprese individuali, s.r.l. a socio unico, gruppi di impresa … ) è possibile individuare l’identikit del soggetto destinatario della normativa, riconducibile a  quegli enti metaindividuali, sia forniti di personalità giuridica che sprovvisti di tale personalità (secondo parte della dottrina è necessario per questi ultimi che possano essere in grado di ottenerla), che siano identificabili quali centri autonomi di imputazione di rapporti giuridici e dotati di una propria autonomia patrimoniale.

Altro criterio identificativo è la economicità riferibile all’ente, da non confondersi con lo scopo di lucro. E’ pacifico infatti che anche gli enti no profit che svolgano attività economiche per il raggiungimento dei loro scopi ideali siano destinatari della normativa.

Tra i soggetti esclusi dall’operatività del decreto possiamo citare, ad esempio, le imprese individuali (mancando un soggetto metaindividuale distinguibile dalla persona fisica), le Associazioni temporanee d’impresa (ATI), i fondi patrimoniali tra coniugi, i condomini, i Trust (costituiti in Italia). Recentemente, la Suprema Corte è intervenuta (con sentenza n. 45100 del 2021) sul tema delle società unipersonali a responsabilità limitata affermando che queste rientrano tra gli enti assoggettati alla disciplina dettata dal d.lgs. 9 giugno 2001, n. 231 , essendo, a differenza delle imprese individuali, soggetti giuridici autonomi, dotati di un proprio patrimonio e formalmente distinti dalla persona fisica dell’unico socio. (In motivazione, la Corte ha precisato che, nell’accertamento della responsabilità dell’ente, occorre verificare se sia individuabile un interesse sociale distinto da quello dell’unico socio, tenendo conto dell’organizzazione della società, dell’attività svolta e delle dimensioni dell’impresa, nonché dei rapporti tra socio unico e società).

Più complesso il tema della riconducibilità alla figura di ente destinatario della normativa in oggetto per il Gruppo d’impresa. L’ordinamento giuridico considera unitariamente il gruppo solo nella prospettiva economica. Nella prospettiva del diritto, invece, esso risulta privo di autonoma capacità giuridica e costituisce un raggruppamento di enti dotati di singole e distinte soggettività giuridiche. Il gruppo, non può considerarsi diretto centro di imputazione della responsabilità da reato e non è inquadrabile tra i soggetti indicati dell’art. 1 del Decreto 231. Lo schermo della distinta personalità giuridica delle società che lo compongono rimane un dato insuperabile. D’altro canto, sia la dottrina che la giurisprudenza ammettono la possibilità di una risalita della responsabilità ai sensi del Decreto 231/2001 dalla controllata alla controllante o ad altre società del gruppo, anche alla luce delle peculiarità rappresentate dalla presenza di un interesse di gruppo e dall’unicità di direzione e controllo dei vari soggetti giuridici (singole aziende) facenti parte del gruppo.

Avv. Salvatore Calandra

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